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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2018

#07 Dischi di luglio (con il ➒) ♋

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Che caldo, luglio. Però immaginatevi di essere in uno qualsiasi degli anni seguenti e di ascoltare per la prima volta uno a caso dei dischi proposti. Ci si dimentica del caldo per un attimo, vero?
Buon ascolto!
► 1969
Fairport Convention - Unhalfbricking (Island)
Gemma del british folk rock, Unhalfbricking è un po' il Blonde on Blonde inglese. A rendere più sensato il paragone (oltre ai vari pezzi scritti da Dylan), il fatto che la produzione sia stata curata da Joe Boyd, transfugo americano innamorato perso della Gran Bretagna di quegli anni, e in particolare intrigato dalla scena folk di Londra (proprio nel '64 conosce Dave Swarbrick, futuro membro dei Fairport). I legami americani non finiscono qui: Sandy Denny, entrata nel gruppo nel 1968, era l'ex fiamma del folker Jackson C. Frank, di cui era solita interpretare i brani nelle sue prime esibizioni, mentre il nucleo fondante dei Fairport era patito di gente come Eric Andersen e in generale della scena blues e folk a s…

#10 Dischi di ottobre (con l'➑) ∞

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Il mese di ottobre si porta appresso una serie di album per me importantissimi, indispensabili per la definizione dei miei gusti e della mia sensibilità musicale. Si passa dalle fantasie noise dei Sonic Youth alla raffinatezza alternative dei Placebo, fino alle cime raggiunte dall'indie del decennio scorso grazie ai Deerhunter. Nonostante i dischi trascurati, questa volta la scelta è stata più semplice che mai: al cuor non si comanda. Buon ascolto!
► 1968
Traffic - Traffic (Island)
Dopo un primo lavoro interamente votato a una sperimentazione psichedelica in sgargiante technicolor, il trio Winwood/Capaldi/Mason, sempre guidato dal produttore Jimmy Miller, dava alle stampe un sophomore più centrato e denso rispetto alle spinte centrifughe del primo "Mr. Fantasy", seppur ugualmente ricco nella resa sonora e nelle rotondità di un songwriting compatto, dotato della compostezza dei grandi classici (basti, a titolo esemplificativo, l'elegante ballata pianistica "No Time…

Recensione ► Rae Morris: "Someone Out There" (Atlantic, 2018)

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Dopo il buonissimo esordio dell’anno scorso di Dua Lipa, ecco un altro pieno centro per il pop made in Uk. Rae Morris, classe ‘92, dimostra grandissima padronanza nella gestione di una formula che, pur nella sua incontenibile e cristallina immediatezza, non rinuncia a una gestione del suono ricca e articolata, al ricorso a registri elaborati, arty, all’impiego di arrangiamenti elettronici sontuosi e strutturanti. Il grande merito della Morris è quindi quello di gestire l’irrobustimento del sound evitando di ghettizzarsi in qualche nicchia alternativa, rimanendo invece connessa ad un gusto genuinamente pop e alla sua potenzialmente ampia audience, senza per questo rinunciare alla personalità di una proposta che non scende a facili compromessi (come dimostrano i primi due brani in scaletta, il primo un rarefatto gioiellino chamber, il secondo un sontuoso crescendo elettronico di ritmiche industriali, sezione d’archi e ottoni, vicino a un’ipotetica reincarnazione pop dei These New Purit…