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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2018

Monsieur Tella

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Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

#10 Dischi di ottobre (con l'➑) ∞

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Il mese di ottobre si porta appresso una serie di album per me importantissimi, indispensabili per la definizione dei miei gusti e della mia sensibilità musicale. Si passa dalle fantasie noise dei Sonic Youth alla raffinatezza alternative dei Placebo, fino alle cime raggiunte dall'indie del decennio scorso grazie ai Deerhunter. Nonostante i dischi trascurati, questa volta la scelta è stata più semplice che mai: al cuor non si comanda. Buon ascolto!
► 1968
Traffic - Traffic (Island)
Dopo un primo lavoro interamente votato a una sperimentazione psichedelica in sgargiante technicolor, il trio Winwood/Capaldi/Mason, sempre guidato dal produttore Jimmy Miller, dava alle stampe un sophomore più centrato e denso rispetto alle spinte centrifughe del primo "Mr. Fantasy", seppur ugualmente ricco nella resa sonora e nelle rotondità di un songwriting compatto, dotato della compostezza dei grandi classici (basti, a titolo esemplificativo, l'elegante ballata pianistica "No Time…

Recensione ► Rae Morris: "Someone Out There" (Atlantic, 2018)

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Dopo il buonissimo esordio dell’anno scorso di Dua Lipa, ecco un altro pieno centro per il pop made in Uk. Rae Morris, classe ‘92, dimostra grandissima padronanza nella gestione di una formula che, pur nella sua incontenibile e cristallina immediatezza, non rinuncia a una gestione del suono ricca e articolata, al ricorso a registri elaborati, arty, all’impiego di arrangiamenti elettronici sontuosi e strutturanti. Il grande merito della Morris è quindi quello di gestire l’irrobustimento del sound evitando di ghettizzarsi in qualche nicchia alternativa, rimanendo invece connessa ad un gusto genuinamente pop e alla sua potenzialmente ampia audience, senza per questo rinunciare alla personalità di una proposta che non scende a facili compromessi (come dimostrano i primi due brani in scaletta, il primo un rarefatto gioiellino chamber, il secondo un sontuoso crescendo elettronico di ritmiche industriali, sezione d’archi e ottoni, vicino a un’ipotetica reincarnazione pop dei These New Purit…