Post

Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

#09 Dischi di settembre (con il ➒) ♋

Immagine
Ed eccoci al mese più bello dell'anno. Malinconico, colorato, profumato. Settembre è adatto per i dischi importanti, quelli che ti guidano per tutto il resto della fine dell'anno, per poi accompagnare l'inizio di quello nuovo. Dischi di confine, quindi, resi ancora più liminali dal loro essere del 1969, dunque aperti al salto verso l'ignoto, e quindi inclini a una carica o una malinconia ancora maggiore. Buon ascolto!
► 1969
Townes Van Zandt - Townes Van Zandt (Poppy)

Disco affascinante e delicato, quello del cantautore americano, qui al terzo lavoro. Sui solchi di quanto fatto da Bob Dylan, Jackson C. Frank, Eric Andersen e più in generale dalla nuova generazione di folkers americani, Van Zandt innesta un suo particolare approccio quieto e poetico impregnato di americana e country, riallacciandosi direttamente a gente come Hank Williams o Ernest Tubb, insomma a una tradizione profonda che sarebbe stata riadattata, tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta, da Byrds,

#1 Dischi di gennaio (con l'➑) ∞

Immagine
Non una grande scelta quella di far uscire un disco a gennaio: sottoesposto rispetto alle uscite di fine anno e con la probabilità di venire dimenticato nei dodici mesi successivi, l'album di gennaio è una prova di coraggio. Ecco, quindi, una lista di alcuni dei grandi dischi usciti nel primo mese di cinquanta/quaranta/trenta/venti e dieci anni fa. Lavori che tutti dovrebbero conoscere per vivere meglio nel presente e che andrebbero omaggiati per la loro audacia: nonostante il periodo scelto per venire alla luce sono riusciti, con più o meno difficoltà, a resistere alla prova del tempo.
► 1968
The Velvet Underground - White Light/White Heat (Verve)
Registrato in soli due giorni, il secondo album della band è un'efficace fotografia di quanto potessero essere senza speranze i quattro (ex) beniamini di Andy Warhol. Dopo il flop commerciale del primo album, Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker danno alle stampe un lavoro ancora più radicale e caotico. Marasma di …

True Widow: l'ipotesi stonegaze del rock alternativo americano

Immagine
Se la coerenza paga chiedetelo ai True Widow. La band texana formata dal chitarrista Dan Phillips, dalla bassista Nicole Estill e dal batterista Timothy Starks rappresenta uno degli esempi più interessanti (per quanto saldamente ancorato a contesti underground) di evoluzione lineare a partire da una precisa formula stilistica. Il risultato? Un suono monolitico e massiccio, psichedelico e conturbante, capace di unire la tradizione heavy con correnti più morbide e vagheggianti prese in prestito dagli anni Novanta.
Proprio l’aver riportato in auge le sonorità di quel decennio, surclassato da anni di incontrastato primato degli eighties, rappresenta uno dei meriti del power trio di Dallas: tra i primi a imbarcarsi in oscure rivisitazioni shoegaze (assieme a Have a Nice Life, Alcest, A Place to Bury Strangers e Horrors), Phillips, Estill e Starks si distinguono da subito per un’impostazione che privilegia toni blandi, cantilenanti, in linea con i migliori Low, cui fanno da contraltare rif…