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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

#07 Dischi di luglio (con il ➒) ♋

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Che caldo, luglio. Però immaginatevi di essere in uno qualsiasi degli anni seguenti e di ascoltare per la prima volta uno a caso dei dischi proposti. Ci si dimentica del caldo per un attimo, vero?
Buon ascolto!
► 1969
Fairport Convention - Unhalfbricking (Island)
Gemma del british folk rock, Unhalfbricking è un po' il Blonde on Blonde inglese. A rendere più sensato il paragone (oltre ai vari pezzi scritti da Dylan), il fatto che la produzione sia stata curata da Joe Boyd, transfugo americano innamorato perso della Gran Bretagna di quegli anni, e in particolare intrigato dalla scena folk di Londra (proprio nel '64 conosce Dave Swarbrick, futuro membro dei Fairport). I legami americani non finiscono qui: Sandy Denny, entrata nel gruppo nel 1968, era l'ex fiamma del folker Jackson C. Frank, di cui era solita interpretare i brani nelle sue prime esibizioni, mentre il nucleo fondante dei Fairport era patito di gente come Eric Andersen e in generale della scena blues e folk a s…

#1 Dischi di gennaio (con l'➑) ∞

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Non una grande scelta quella di far uscire un disco a gennaio: sottoesposto rispetto alle uscite di fine anno e con la probabilità di venire dimenticato nei dodici mesi successivi, l'album di gennaio è una prova di coraggio. Ecco, quindi, una lista di alcuni dei grandi dischi usciti nel primo mese di cinquanta/quaranta/trenta/venti e dieci anni fa. Lavori che tutti dovrebbero conoscere per vivere meglio nel presente e che andrebbero omaggiati per la loro audacia: nonostante il periodo scelto per venire alla luce sono riusciti, con più o meno difficoltà, a resistere alla prova del tempo.
► 1968
The Velvet Underground - White Light/White Heat (Verve)
Registrato in soli due giorni, il secondo album della band è un'efficace fotografia di quanto potessero essere senza speranze i quattro (ex) beniamini di Andy Warhol. Dopo il flop commerciale del primo album, Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker danno alle stampe un lavoro ancora più radicale e caotico. Marasma di …

True Widow: l'ipotesi stonegaze del rock alternativo americano

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Se la coerenza paga chiedetelo ai True Widow. La band texana formata dal chitarrista Dan Phillips, dalla bassista Nicole Estill e dal batterista Timothy Starks rappresenta uno degli esempi più interessanti (per quanto saldamente ancorato a contesti underground) di evoluzione lineare a partire da una precisa formula stilistica. Il risultato? Un suono monolitico e massiccio, psichedelico e conturbante, capace di unire la tradizione heavy con correnti più morbide e vagheggianti prese in prestito dagli anni Novanta.
Proprio l’aver riportato in auge le sonorità di quel decennio, surclassato da anni di incontrastato primato degli eighties, rappresenta uno dei meriti del power trio di Dallas: tra i primi a imbarcarsi in oscure rivisitazioni shoegaze (assieme a Have a Nice Life, Alcest, A Place to Bury Strangers e Horrors), Phillips, Estill e Starks si distinguono da subito per un’impostazione che privilegia toni blandi, cantilenanti, in linea con i migliori Low, cui fanno da contraltare rif…