Post

Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

Monsieur Tella

Immagine
Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

#1 Dischi di gennaio (con l'➑) ∞

Immagine
Non una grande scelta quella di far uscire un disco a gennaio: sottoesposto rispetto alle uscite di fine anno e con la probabilità di venire dimenticato nei dodici mesi successivi, l'album di gennaio è una prova di coraggio. Ecco, quindi, una lista di alcuni dei grandi dischi usciti nel primo mese di cinquanta/quaranta/trenta/venti e dieci anni fa. Lavori che tutti dovrebbero conoscere per vivere meglio nel presente e che andrebbero omaggiati per la loro audacia: nonostante il periodo scelto per venire alla luce sono riusciti, con più o meno difficoltà, a resistere alla prova del tempo.
► 1968
The Velvet Underground - White Light/White Heat (Verve)
Registrato in soli due giorni, il secondo album della band è un'efficace fotografia di quanto potessero essere senza speranze i quattro (ex) beniamini di Andy Warhol. Dopo il flop commerciale del primo album, Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker danno alle stampe un lavoro ancora più radicale e caotico. Marasma di …

True Widow: l'ipotesi stonegaze del rock alternativo americano

Immagine
Se la coerenza paga chiedetelo ai True Widow. La band texana formata dal chitarrista Dan Phillips, dalla bassista Nicole Estill e dal batterista Timothy Starks rappresenta uno degli esempi più interessanti (per quanto saldamente ancorato a contesti underground) di evoluzione lineare a partire da una precisa formula stilistica. Il risultato? Un suono monolitico e massiccio, psichedelico e conturbante, capace di unire la tradizione heavy con correnti più morbide e vagheggianti prese in prestito dagli anni Novanta.
Proprio l’aver riportato in auge le sonorità di quel decennio, surclassato da anni di incontrastato primato degli eighties, rappresenta uno dei meriti del power trio di Dallas: tra i primi a imbarcarsi in oscure rivisitazioni shoegaze (assieme a Have a Nice Life, Alcest, A Place to Bury Strangers e Horrors), Phillips, Estill e Starks si distinguono da subito per un’impostazione che privilegia toni blandi, cantilenanti, in linea con i migliori Low, cui fanno da contraltare rif…