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Visualizzazione dei post da Novembre, 2017

Recensione ► Mount Kimbie: "Love What Survives" (Warp, 2017)

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Lo si diceva poco tempo fa: tra i protagonisti della stagione dubstep, il duo londinese dei Mount Kimbie si distingueva fin dal principio per la sua grande capacità di ibridazione, per la risoluta volontà di stare fuori dagli schemi. A partire dai primi EP l’evidente vocazione era infatti quella di andare oltre, di superare ogni stringente confine di genere. Già future garage, quindi, quello consacrato con l’esordio datato 2010, così splendidamente in bilico tra left-field pop (per usare un termine generico capace di abbracciare i diversi ingredienti del sound) e le tipiche atmosfere Uk bass allora in voga. Con questo nuovo episodio lo strappo è di nuovo netto, radicale, tanto da far pensare, più che ad un balzo in avanti, ad un curioso (retromaniaco, direbbe qualcuno) guardarsi indietro. La musica di “Love What Survives” appare meno digitalizzata e modernista, le componenti elettroniche sono integrate in un vasto frasario dove convivono bassi post-punk, sintetizzatori analogici, rit…

Una canzone - "Albero" (UYUNI, da "Australe", 2014)

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Come scrivevo nel 2014, l'uscita di "Australe" dei riminesi UYUNI ha rappresentato per me una grande sorpresa: la padronanza di linguaggi insoliti per la tradizione pop italiana (l'american primitivism), unita a intelligenti dosaggi post-rock (genere ad alto rischio di sbrodolamento), faceva del secondo disco del trio un gioiello di forza espressiva ed estro poetico.
C'è però una canzone in particolare, in quel lavoro, che continua a stupirmi per il perfetto equilibrio tra le sue molteplici componenti.