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Visualizzazione dei post da Giugno, 2017

Monsieur Tella

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Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

Recensione ► Beach Fossils: "Somersault" (Bayonet, 2017)

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Si potrebbe parlare di “teoria della convergenza” per band come EZTV, Real Estate, The Drums, DIIV, Surfer Blood, Hoops, Wild Nothing: un’incredibile vicinanza stilistica che, sfruttando matrici jangle per creare una matassa di soffice e contemporaneo dream pop, ha favorito un avvicinamento, ha creato un dialogo -spesso e volentieri mediato unicamente dalla musica- tra queste diverse realtà. Un processo che, a mio modo di vedere, non può che vedere citati i Beach Fossils come apripista: dal loro esordio omonimo del 2010, consacrato ad un freschissimo beach pop, quelle coordinate hanno iniziato a contaminare una bella fetta di indie americano (con una buona componente legata a Brooklyn).

Dischi di mezzo 2017

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Arrivati a metà anno è tempo di racimolare quanto ascoltato per una prima, parziale, classifica del meglio del 2017. Poche parole, spazio ai dieci album che hanno colpito nel segno e che, probabilmente, saranno ancora presenti nella classifica di fine anno.
1) Emel - Ensen (Tunisia, Partisan)  ► Arabic Pop, Art Pop, Electro

Veduta #4

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Recensione ► White Reaper: "The World's Best American Band" (Polyvinyl, 2017)

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La migliore band americana del mondo”? Guai a prenderli troppo sul serio, i White Reaper, punk band intrisa di sonorità pop americane, radicate sottopelle in tutta naturalezza, come si trattasse di elementi ereditari. Eppure il quartetto di Louisville non va nemmeno sottovalutato: il loro secondo disco è un convinto e febbrile concentrato di energia, riff formidabili e melodie destinate a ficcarsi in testa e non uscire più.

Rispetto all’esordio, il sound della band si ibrida ancora di più, divertendosi a giocare con componenti plurime, tutte unite da uno sfrigolante abbraccio power pop, per una sorta di versione meno manifestamente istrionica degli Orwells.

Proudhon revisited

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Da un po' di tempo a questa parte un nuovo soggetto politico-culturale sta tentando di prendere piede nel desolato, frantumato, polverizzato e disarmato contesto italiano. I "Circoli Proudhon", disseminati lungo tutto il territorio, organizzano incontri letterari, cineforum, momenti di riflessione su storia, politica, economia, cultura. Il tutto nel nome della "dissidenza" e della "controcultura", contro un esteso e minaccioso "pensiero dominante". 
Tra i riferimenti più in vista, Gramsci.
Cosa sono a questo punto i Circoli Proudhon, e a quale pensiero sono legati? Il Circolo Proudhon nasce come casa editrice nel 2014, e rappresenta il "progetto parallelo" dell'Intellettuale dissidente, quotidiano online nato nel 2011. Il Circolo si organizza infine sul territorio grazie alle sue diramazioni territoriali, le quali sono concepite come veri e propri organi operativi dotati di precisi obiettivi, tra cui quelli di "fare egemonia