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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

Problemi e prospettive dell'industria valdostana

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Invece di essere un sistema locale a sé stante, cioè un luogo caratterizzato da autonomia d'azione da parte dei soggetti insediati in esso, nel nome della condivisione di un progetto di sviluppo (e non ambito di ruoli predefiniti e fissati da una qualche autorità superiore), la Valle d'Aosta non è riuscita ad affrancarsi dal ruolo, già stigmatizzato da Massimo Lévêque negli anni Ottanta, di “area periferica” di altri sistemi locali. Questo significa che gli attori che hanno guidato la riconversione industriale durante gli anni Ottanta e Novanta (in particolare l'Amministrazione regionale), non hanno saputo innescare significativi processi di agglomerazione territoriale delle attività produttive.
Il periodo che procede dalla crisi industriale di fine anni Settanta ai tentativi di ristrutturazione susseguitisi fino a oggi, è stato caratterizzato, usando le categorie analitiche di Giuseppe Dematteis, da una territorializzazione delle attività industriali di tipo “passivo”: l…

I Real Estate che ho in mente (non sono quelli di "In Mind")

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I Real Estate, si sa, fanno sempre primavera: non solo perché, come lo scorso "Atlas", anche il nuovo "In Mind" è uscito a marzo, ma anche perché il sound della band è da sempre caratterizzato da un approccio solare e brioso, un jangle-pop profumato e dreamy, di originaria ispirazione surf-pop, ideale per le limpide giornate di sole. Un marchio di fabbrica, insomma, che dal 2009 non smette di deliziare. Due gli assi portanti della band: il songwriting di Martin Courtney e gli arrangiamenti ariosi di Matt Mondanile.
Ora, a dir la verità, non mi sarei mai aspettato che il successore dell'acerbo -seppur interessante- esordio (quel fumoso lavoro omonimo che seguiva la scia di band come Beach Fossils e Desolation Wilderness, impegnate, sul finire degli anni zero, a mescolare indie e surf-pop) potesse anche lontanamente assomigliare a "Days", morbido coacervo di melodie cristalline e finissimi intarsi chitarristici. Eppure, a partire da quel lavoro, i Real…

Semper Femina, Semper Laura Marling

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Laura Marling potrebbe benissimo appendere la chitarra al chiodo (cosa che, fortunatamente, non farà), avendo già all'attivo due capolavori di moderno folk britannico. A soli 21 anni la musicista inglese pubblica "A Creature I Don't Know", capace di spazzare via la concorrenza in un sol colpo, affermandosi come una delle più autorevoli autrici folk in circolazione (in un panorama dove, a dominare, erano soprattutto le correnti "barbute" indie, meglio se americane: regnavano allora, dando un'occhiata alle classifiche di un campione scelto di webzine, Bon Iver, Fleet Foxes e Kurt Vile).
Nonostante lo scarso riconoscimento nelle classifiche del 2011, il terzo lavoro della Marling fu molto apprezzato dalla critica, che ne riconosceva la maturità e la forza, confermando il netto passo in avanti rispetto ai lavori precedenti. "A Creature I Don't Know" rappresenta un coraggioso sforzo di indipendenza, recuperando una tradizione perlopiù ignorata …

Dall'Austria con furore: la "Magic Life" dei Bilderbuch

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Conquistato, appena uscito, il secondo posto nelle classifiche nazionali e sceso ora a una dignitosa quarta posizione, il nuovo album degli austriaci Bilderbuch, "Magic Life", prova a bissare il successo del meraviglioso predecessore, vera bomba di pop sperimentale, mash-up estremo di generi, linguaggi e stili. Allora, con il bellissimo "Schick Schock", la band stupiva cambiando completamente registro rispetto al massiccio nu-rave di "Die Pest Im Piemont" (che già si distingueva per caparbietà compositiva e stazza sonora), virando verso i territori inesplorati di un fulminante incontro/scontro tra matrici alt-r&b, funky, electro e indie-rock, per pezzi che avevano l'aria di schizofreniche operazioni di cut and paste, di ironici motteggi degli stilemi più patinati in voga nel mainstream. In poche parole: un capolavoro.