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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

#07 Dischi di luglio (con il ➒) ♋

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Che caldo, luglio. Però immaginatevi di essere in uno qualsiasi degli anni seguenti e di ascoltare per la prima volta uno a caso dei dischi proposti. Ci si dimentica del caldo per un attimo, vero?
Buon ascolto!
► 1969
Fairport Convention - Unhalfbricking (Island)
Gemma del british folk rock, Unhalfbricking è un po' il Blonde on Blonde inglese. A rendere più sensato il paragone (oltre ai vari pezzi scritti da Dylan), il fatto che la produzione sia stata curata da Joe Boyd, transfugo americano innamorato perso della Gran Bretagna di quegli anni, e in particolare intrigato dalla scena folk di Londra (proprio nel '64 conosce Dave Swarbrick, futuro membro dei Fairport). I legami americani non finiscono qui: Sandy Denny, entrata nel gruppo nel 1968, era l'ex fiamma del folker Jackson C. Frank, di cui era solita interpretare i brani nelle sue prime esibizioni, mentre il nucleo fondante dei Fairport era patito di gente come Eric Andersen e in generale della scena blues e folk a s…

I Real Estate che ho in mente (non sono quelli di "In Mind")

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I Real Estate, si sa, fanno sempre primavera: non solo perché, come lo scorso "Atlas", anche il nuovo "In Mind" è uscito a marzo, ma anche perché il sound della band è da sempre caratterizzato da un approccio solare e brioso, un jangle-pop profumato e dreamy, di originaria ispirazione surf-pop, ideale per le limpide giornate di sole. Un marchio di fabbrica, insomma, che dal 2009 non smette di deliziare. Due gli assi portanti della band: il songwriting di Martin Courtney e gli arrangiamenti ariosi di Matt Mondanile.
Ora, a dir la verità, non mi sarei mai aspettato che il successore dell'acerbo -seppur interessante- esordio (quel fumoso lavoro omonimo che seguiva la scia di band come Beach Fossils e Desolation Wilderness, impegnate, sul finire degli anni zero, a mescolare indie e surf-pop) potesse anche lontanamente assomigliare a "Days", morbido coacervo di melodie cristalline e finissimi intarsi chitarristici. Eppure, a partire da quel lavoro, i Real…

Semper Femina, Semper Laura Marling

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Laura Marling potrebbe benissimo appendere la chitarra al chiodo (cosa che, fortunatamente, non farà), avendo già all'attivo due capolavori di moderno folk britannico. A soli 21 anni la musicista inglese pubblica "A Creature I Don't Know", capace di spazzare via la concorrenza in un sol colpo, affermandosi come una delle più autorevoli autrici folk in circolazione (in un panorama dove, a dominare, erano soprattutto le correnti "barbute" indie, meglio se americane: regnavano allora, dando un'occhiata alle classifiche di un campione scelto di webzine, Bon Iver, Fleet Foxes e Kurt Vile).
Nonostante lo scarso riconoscimento nelle classifiche del 2011, il terzo lavoro della Marling fu molto apprezzato dalla critica, che ne riconosceva la maturità e la forza, confermando il netto passo in avanti rispetto ai lavori precedenti. "A Creature I Don't Know" rappresenta un coraggioso sforzo di indipendenza, recuperando una tradizione perlopiù ignorata …

Dall'Austria con furore: la "Magic Life" dei Bilderbuch

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Conquistato, appena uscito, il secondo posto nelle classifiche nazionali e sceso ora a una dignitosa quarta posizione, il nuovo album degli austriaci Bilderbuch, "Magic Life", prova a bissare il successo del meraviglioso predecessore, vera bomba di pop sperimentale, mash-up estremo di generi, linguaggi e stili. Allora, con il bellissimo "Schick Schock", la band stupiva cambiando completamente registro rispetto al massiccio nu-rave di "Die Pest Im Piemont" (che già si distingueva per caparbietà compositiva e stazza sonora), virando verso i territori inesplorati di un fulminante incontro/scontro tra matrici alt-r&b, funky, electro e indie-rock, per pezzi che avevano l'aria di schizofreniche operazioni di cut and paste, di ironici motteggi degli stilemi più patinati in voga nel mainstream. In poche parole: un capolavoro.