#08 Dischi di agosto (con il ➒) ♋

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Ciao ciao, estate! È sempre un piacere dire addio ai mesi estivi, soprattutto dopo agosto, mese affollato e assieme molle e frenetico. Aspettando le tenui consistenze di settembre, compilo la consueta lista degli album degli anni passati usciti durante questo mese così controverso. Buon ascolto!
► 1969
The Stooges - The Stooges (Elektra)
Incendiari e senza freni, gli Stooges di Iggy Pop sono uno dei tanti motivi che rendono tanto affascinanti gli anni Sessanta. Assieme ai cugini MC5 la band forgia un rock'n'roll debosciato e svincolato dai toni prevalenti dell'epoca. Se c'è psichedelia è una psichedelia nera, deviata (come quella di "We Will Fall" e di "Ann"); se c'è blues è un blues ritorto su se stesso, uno scheletro che pesca dal garage più underground. Tutto il resto è minimalismo, distorsione, espressività nuda e cruda, annoiata, depressa, stonata e caciarona.
Prodotto da John Cale (che di sonorità simili se ne intendeva), l'esordio del …

Il ritorno dei Foxygen

articolo matteo castello foxygen hang
I Foxygen (Sam France e Jonathan Rado) hanno sempre giocato con uno smaccato revivalismo. Ascoltare i loro album significa immergersi in un corso accelerato di musica pop: si parlavano linguaggi glam e psychedelic-pop in "We Are the 21st Century Ambassadors of Peace & Magic", mentre in "...And Star Power" si masticavano soul, psichedelia, rhythm and blues e soft rock, mescolando tutto in un confuso turbinio spaziale.
La creatività non è mai mancata, peccato che la ricetta sia sempre risultata incompleta, fin troppo ludica e incapace di riflettere pienamente le potenzialità del duo.

Il nuovo "Hang" prende le mosse da entrambi gli album, scremandone e limandone le asperità: c'è l'esuberanza multi-genere del secondo, ma concentrata in una più pratica e focalizzata tracklist (nove pezzi contro ventiquattro); c'è l'approccio anni Settanta del primo, ma nobilitato da una produzione curatissima, per nulla lo-fi, per un piccolo gioiellino baroque pop arrangiato e orchestrato (da una vera orchestra di quaranta elementi) alla perfezione.



Tra i brani che spiccano, "On Lankershim" è quello che preferisco. C'è questa introduzione country-pop che sa di Fleetwood Mac, mentre il brano evolve tra gonfi arrangiamenti chamber (viene da pensare agli ELO) e ammiccamenti glam (tra David Bowie e Todd Rundgren), tutto sospinto da quel vivacissimo ostinato di piano.

Poi c'è la stupenda "Follow the Leader", dove France canta con il suo classico timbro alla Mick Jagger su un sincopato groove black che sorregge un fiorire di archi e fiati magicamente philly soul (Harold Melvin, The O'Jays, The Spinners), per un brano che sembra uscito dritto dritto dagli anni Settanta.



Il "rischio" è che questa volta i Foxygen abbiano prodotto un album dotato di capo e coda, senza andare a gonfiare un quaderno degli appunti già sufficientemente carico.

Commenti

  1. Grande! Stanno risucchiando anche me. Artigianato pop di gran classe. Gran gruppo

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