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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2016

#08 Dischi di agosto (con il ➒) ♋

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Ciao ciao, estate! È sempre un piacere dire addio ai mesi estivi, soprattutto dopo agosto, mese affollato e assieme molle e frenetico. Aspettando le tenui consistenze di settembre, compilo la consueta lista degli album degli anni passati usciti durante questo mese così controverso. Buon ascolto!
► 1969
The Stooges - The Stooges (Elektra)
Incendiari e senza freni, gli Stooges di Iggy Pop sono uno dei tanti motivi che rendono tanto affascinanti gli anni Sessanta. Assieme ai cugini MC5 la band forgia un rock'n'roll debosciato e svincolato dai toni prevalenti dell'epoca. Se c'è psichedelia è una psichedelia nera, deviata (come quella di "We Will Fall" e di "Ann"); se c'è blues è un blues ritorto su se stesso, uno scheletro che pesca dal garage più underground. Tutto il resto è minimalismo, distorsione, espressività nuda e cruda, annoiata, depressa, stonata e caciarona.
Prodotto da John Cale (che di sonorità simili se ne intendeva), l'esordio del …

[BEST OF] : Il mio 2016 in 20 album

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Musicalmente parlando, il 2016 ha proceduto a ritmo alternato. Ad un lento, cadenzato susseguirsi di buonissime uscite, si è contrapposta una sequela di tanti, troppi, dolorosi strappi: la morte di David Bowie, poi quella di Prince, e ancora quella di Leonard Cohen, Paul Kantner, Keith Emerson, Pierre Boulez (ecc.). Scomparse che hanno listato a lutto lo svolgimento di un'annata che, nonostante tutto, ha visto imporsi sulle scene anche diversi vivi, spesso giovani, purtroppo oscurati dal peso ingombrante delle dipartite eccellenti. Insomma: la vita continua.

Cosa succede nel mondo del pop? Mentre si consolida la vena "poptimista" (il mainstream fuso inestricabilmente con l'universo indie), e nei primi posti delle classifiche continuano a figurare i protagonisti della "nuova" ondata black (Kanye West, Solange, Chance the Rapper, Frank Ocean, Beyonce, A Tribe Called Quest) e gli immancabili mostri sacri (Radiohead, Nick Cave, Iggy Pop), la vera novità -per q…

Recensione ► Eagulls: "Ullages" (Partisan, 2016)

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Poco, pochissimo è rimasto di quella bellissima e fugace ondata di band che, durante i primi anni Dieci, rileggevano e mescolavano liberamente -dopo la sbornia wave revival e nu rave- scorie di post-punk ottantiano, shoegaze e dreampop. Ne uscivano album notevoli (penso agli esordi dei Chapel Club, dei Toy e degli S.C.U.M, alla costante evoluzione degli Horrors, a gemme sottovalutate come Airship e Lowline, a followers del calibro di Younghusband e Patterns), prodotti da band che si sarebbero presto sciolte o dedicate ad altro, lasciando il campo a un più vasto (ma meno interessante) sottobosco di revivalisti shoegaze. Non esiste nemmeno un nome per descrivere quella proto-scena di difficile delimitazione (il filo rosso che univa le varie band, ognuna libera di interpretare a suo modo la materia privilegiando questo o quell'ingrediente, era piuttosto vago, legato più ad un “sentire” comune che ad uno stile codificato). Eppure gli Eagulls, partiti da tutt'altre coordinate, sem…

Veduta #2

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