I migliori album (finora) del 2019

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Il 2019 è un anno importante: qui si chiude il secondo decennio dei Duemila, e tra qualche mese sarà il momento di chiedersi cosa sia rimasto di questi dieci anni fitti di avvenimenti. Se è vero che la musica ha la capacità (quasi figurativa nonostante sia tra le arti la più astratta) di fotografare il proprio tempo, allora ripercorrere i dischi che hanno contrassegnato questo strano decennio senza nome, sarà impresa stimolante e allo stesso tempo malinconica. Come ripercorrere le pagine di un grande album di famiglia.
Inizio da qui, nel mio piccolo, con una piccola rassegna dei migliori album ascoltati finora, per un personale appiglio utile all'orientamento.
► Mahmood - Gioventù bruciata (Island)
Il fatto che al primo posto metta un italiano, per di più uscito vincitore a Sanremo, è cosa più unica che rara (o forse segno dei tempi? Chissà, di sicuro si sta sviluppando una scena nazionale alt-r'n'b a cui auguro uno sviluppo mirabolante). Eppure il disco di Alessandro Mah…

Allah-Las - Calico Review (Mexican Summer, 2016)

Allah-Las recensione Calico Review Mexican Summer
Gli Allah-Las -che nonostante qualche mail da parte di credenti offesi non hanno mai manifestato l’intenzione di cambiare nome- sanno fare una sola cosa, ma quella cosa la sanno fare benissimo. Il nuovo lavoro della band losangelina, “Calico Review”, rimane ben piantato nel terreno del solito 60s revival sgargiante e purista (seppur filtrato attraverso riletture Paisley anni Ottanta), eppure il tutto è interpretato con una freschezza e una naturalezza di cui pochi, oggi, possono vantarsi. Il risultato non è tanto quello di riportarci indietro agli anni Sessanta, ma al contrario di illuderci che questi -come si scriveva per il loro “Worship the Sun”- non siano mai realmente terminati. Un sogno dorato, un confortante vaccino contro una città sempre più preda della “rivalutazione” causata dai fighetti della Silicon Valley, “plastic people coming here chasing plastic dreams”. La musica, quindi, come necessario rimedio per “imparare a convivere con queste stronzate”.


Il risultato, anche questa volta, è il collasso dei confini tra passato e presente, per una proposta che fissa come variabili indipendenti le coordinante stilistiche ed estetiche per concentrarsi unicamente sulla scrittura e sulle dinamiche interne dei brani. Il divertimento è assicurato, lo si capisce fin dalla prima “Strange Heat”, nenia sonnolenta che sa di Velvet Underground e introduce la delizia pop-psichedelica di “Satisfied”, filastrocca garage suonata con la trasognata morbidezza di un Syd Barrett e la rudezza dei 13th Floor Elevators. Se la bellissima “Could Be You” rimastica con gusto uno spigliato rock’n’roll Velvettiano e “High & Dry” mescola a piacimento Standells e Seeds, lo svolgersi della tracklist esibisce un più variegato gusto per l’arrangiamento e l’armonia: “Autumn Dawn”, camaleonte sunshine pop che muta continuamente pelle (dall’intro Boettcheriana all’incalzante riff che diventa strofa squagliata, fino ai cori western); “Famous Phone Figure”, elegante pop psichedelico a base di viola e mellotron; “Terra Ignota”, dal passo jazzato in 5/4 e dai deliziosi ricami chitarristici.


Le intenzioni di “Calico Review” sembrano essere quelle di screziare e aggiungere maggiore complessità ad un suono che il quartetto di Los Angeles aveva dimostrato di saper gestire ottimamente con il bellissimo sophomore del 2014. Il gioco si fa un po' più duro, quindi, e gli Allah-Las vogliono continuare a giocare. Sempre, però, con la stessa leggerezza e con la solita condizione: che ci si diverta, suonando. Risultato, come dicevo, assicurato.



Recensione tratta da: http://www.storiadellamusica.it/indie_rock/garage_rock/allah_las-calico_review(mexican_summer-2016).html

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