Maggio torinese

Amazing - Ambulance (Partisan, 2016)

copertina album Ambulance degli Amazing
Si pone sulla fortunata e ispiratissima scia del capolavoro “Picture You” questo “Ambulance”, quinto lavoro degli svedesi Amazing. Durata -e quindi accessibilità- a parte (quarantacinque minuti di musica contro l’ora abbondante dello scorso album) poco cambia: semmai la band approfondisce la formula collaudata con il precedente LP, concentrandola in una più composta sintesi.

Una proposta, quella della band di Christoffer Gunrup, lavorata a cesello negli anni, raffinata a partire dalle prime prove psichedeliche, passando per il folk rock intimista di “Gentle Stream”. Nessuna trasformazione radicale, piuttosto un lento addensarsi dei giusti ingredienti, un paziente esercizio di equilibrio. Se però “Picture You” era l’album “esclamativo”, quello dell’affermazione e della creatività (la scrittura era complessa e frizzante, a tratti prog), “Ambulance” rappresenta la matura affermazione di un percorso, sposando una forma canzone che respira la stessa aria dei tutelari Red House Painters, che fa uso del vasto repertorio stilistico conquistato nel tempo (si pensi alla bella e fitta trama di “Blair Drager” -che qui fa la parte della passata “Fryshusfunk-, capace di chiamare in causa quarant’anni buoni di musica pop) con dosato senso della misura.




Il mood, qui, è complessivamente placido, per composizioni distese, spaziose, a campo lungo. Così le chitarre della prima “Ambulance” non si fanno catturare dal rutilante incedere della batteria di Moussa Fadera (sempre sullo sfondo), ma si librano in larghi arpeggi riverberati lungo un flusso di progressiva espansione sonora cui contribuiscono le linee di mellotron e i rintocchi di piano, ricordando a tratti i Cure più onirici. La seguente “Divide”, poi, è un altro colpo a segno: un concentrato di malinconia in chiave folk-rock (non pochi i cenni ai The Church) gestito con pazienza e con cura: i delicatissimi interplay tra le tre chitarre, il lento consolidarsi della melodia, la grazia ariosa delle armonie (che nella successiva “Tracks” si dilatano all’inverosimile, fino a sfilacciarsi). A richiamarsi direttamente a Mark Kozelek la splendida ballata di “Through City Lights”, struggente ciondolare chitarristico che procede sonnacchioso, diluito in riverberi dal potere balsamico, come a voler aprire le vie respiratorie per l’immersione nella successiva prova acustica di “Moments Like These”, apice definito dell’album, intenso rincorrersi di corde in fingerpicking levigate da strati di voci in eco, strascichi ambientali di steel guitar, sospinta con garbo da un motorik ritmico garbatamente umanizzato.



Un lavoro più riflessivo e intimista che ci mostra una fase di stabilizzazione per gli Amazing: una volta trasferitisi tra le più spaziose mura di “Picture You” (e avendo quindi speso montagne di estro creativo nella fase di arredamento), “Ambulance”, anche grazie alla registrazione in presa diretta, testimonia un pacifico -seppur pensoso e malinconico- “abitare”. In ogni caso, l’impressione è che i cinque della band si trovino del tutto a loro agio. Va detto: per noi che ascoltiamo è una grande fortuna.

Recensione tratta da: http://www.storiadellamusica.it/classic_rock-psichedelia-wave/folk_rock/the_amazing-ambulance(partisan-2016).html

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