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Visualizzazione dei post da Luglio, 2016

Monsieur Tella

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Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

Elliott Smith - Roman Candle (Cavity Search, 1994)

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Roman Candle” è tutto quello che viene prima: prima della notorietà, del successo, dei tour mondiali, delle interviste e delle prime di copertina sulle riviste musicali. “Roman Candle” è un lavoro intimo, la testimonianza di una sensibilità che con gli Heatmiser non riusciva proprio a venir fuori, sovrastata da una corazza indie rock che non faceva per Smith, forse consapevole che tanto valeva lasciare il genere a giganti come Fugazi, Nirvana e Dinosaur Jr. E no, Smith non era un gigante, al contrario: timido, riservato, semplice, finito ad Hollywood come Gus Van Sant era passato dai suoi ritratti americani alternativi al mainstream di Will Hunting, in maniera improvvisa, fugace (per registrare il brano candidato all’oscar “Miss Misery” Elliott fu chiamato da Van Sant, a sua volta scelto da Ben Affleck e Matt Damon per la regia della loro sceneggiatura).

"A Theory of Human Need". Una sintesi.

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I presupposti da cui muoviamo non sono arbitrari, non sono dogmi: sono presupposti reali, dai quali si può astrarre solo nell'immaginazione. Essi sono gli individui reali, la loro azione e le loro condizioni materiali di vita, tanto quelle che essi hanno trovato già esistenti quanto quelle prodotte dalla loro stessa azione. Questi presupposti sono dunque constatabili per, via puramente empirica. Il primo presupposto di tutta la storia umana è naturalmente l'esistenza di individui umani viventi. Il primo dato di fatto da constatare è dunque l'organizzazione fisica di questi individui e il rapporto, che ne consegue, verso il resto della natura. Qui naturalmente non possiamo addentrarci nell'esame né della costituzione fisica dell'uomo stesso, né delle condizioni naturali trovate dagli uomini, come le condizioni geologiche oro-idrografiche, climatiche, e così via. Ogni storiografia deve prendere le mosse da queste basi naturali e dalle modifiche da esse subite nel c…

Il 2016 (finora) in 5 dischi

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1) Yeasayer - Amen & Goodbye (Mute)
Ritorno in gran spolvero per la band di Brooklyn, che finalmente trova un equilibrio tra la world music di "All Hour Cymbals" e il pop elettronico di "Odd Blood". Lavori creativi, quelli, ma non così ben congegnati. Qui invece convivono equilibrio e fughe in avanti. Ogni elemento trova un suo posto, come in posa (la copertina parla chiaro), animandosi però in una rappresentazione plastica dove alla scrittura (raffinata, centrata, di grande resa pop) si accosta un senso dell'arrangiamento storto, psichedelico, strabordante. Bentornati!

Beni Comuni: l'equivoco Hardin

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Una riflessione scritta nel 2013, in occasione della presentazione del libro "Contro i beni comuni. Una critica Illuminista" di Ermanno Vitale.

La prospettiva dei beni comuni, in particolare dopo il referendum del 2011 sull'acqua pubblica, è stata salutata come il nuovo paradigma su cui incentrare i più luminosi progetti di emancipazione umana. L'intuizione salvifica, il nuovo paradigma per una “narrazione” radicalmente alternativa. Il bene-comunismo, si è detto: Marx torna di moda! Ecco però che il presunto concetto passe-partout che avrebbe dovuto fornire l'emblema delle future lotte e le basi ideali per riunire le anime disperse della sinistra, rischia oggi di afflosciarsi proprio per la mancanza di argomenti convincenti. O, se non per la mancanza, per l'ambiguità e la vaghezza di tali argomenti. La ricerca di una narrazione non è cosa sufficiente, nonostante i proclami post-moderni di chi pensa che l'unica via per modificare la realtà sia quella di …

Profughi

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La luce che taglia l’oscurità, un fascio che penetra dalla finestra, dalle tendine appena scostate, il bagliore di un guizzo riflesso dal vetro incorniciato, il microscopico pulviscolo della stanza illuminato nel suo volteggiare. Un gesto cristallizzato. Sorrisi. Una mano e l’altra, intrecciate. Un ricordo serbato in un flash. L’abitudine quieta conservata a mo’ di reliquia, una certezza inossidabile di come la vita può essere stabile, consueta, serena. Poi le scosse, la fretta, giù per le scale, prendi quello che riesci, ma sbrigati, forza! Quella foto rimasta lì, sul comodino, a raccontare qualcosa di noi ai poveri cristi che si sarebbero avventurati in quelle stanze. Forse sarà gettata via come uno scarto di vite inutili, residue. Residui, questo siamo. Le facce nella fotografia non sono che pallide illusioni di eternità, l’abracadabra di un presente catturato nell’attimo migliore. Ora c’è solo un lieve dondolio, la brezza fredda, lo sciacquio delle onde sullo scafo precario, l’os…