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Visualizzazione dei post da Giugno, 2016

Monsieur Tella

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Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

Santigold - 99¢ (Atlantic, 2016)

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La sensazione di “pasticcio” la si ha fin dalla caotica copertina. Tuttavia, pur confermando l’iniziale sensazione, non c’è traccia di chincaglierie da quattro soldi (i 99 cents del titolo) nel terzo lavoro a firma Santigold, bensì una continua, vitale, frastornante, carica di mescolanze pop. Santi White gioca con tutta una serie di stilemi contemporanei, accostando senza soluzione di continuità elementi mainstream ad altri tipicamente indie, per forgiare un personale carioca che, nonostante una superficie scintillante e solare, serba sottopelle un’anima scura e ambigua, ben più approfondita e sfaccettata rispetto al precedente “Master of My Make-Believe”.

The Innocence Mission - Glow (A&M, 1995)

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Tutto ha inizio nel 1989, con la pubblicazione dell'esordio "The Innocence Mission". Si tratta di un progetto acerbo, a metà strada tra la spigliatezza melodica di una Harriet Wheeler (The Sundays) e l'enfasi gonfia di certo sophisti pop. Quello che spicca è però il talento di Karen Peris, performer brillante e dotata, assieme al marito Donald, di un intuito melodico non comune. L'approccio al suono del produttore Larry Klein non ha niente a che vedere con la strada intrapresa -6 anni dopo- da "Glow", primo capolavoro della band di Lancaster. I suoni sono espansi, patinati, il basso roboante e le ritmiche '80s dominano su invadenti linee di synth e robusti aggiustamenti in fase di overdubbing. Nonostante tutto però, con pezzi come "Curious", riesce ad emergere una raffinata sensibilità melodica e una scrittura che lascia ben sperare. Con il successivo "Umbrella" (1991) le cose cambiano. E molto. Nonostante la permanenza di Klein…