Post

Visualizzazione dei post da Maggio, 2016

#09 Dischi di settembre (con il ➒) ♋

Immagine
Ed eccoci al mese più bello dell'anno. Malinconico, colorato, profumato. Settembre è adatto per i dischi importanti, quelli che ti guidano per tutto il resto della fine dell'anno, per poi accompagnare l'inizio di quello nuovo. Dischi di confine, quindi, resi ancora più liminali dal loro essere del 1969, dunque aperti al salto verso l'ignoto, e quindi inclini a una carica o una malinconia ancora maggiore. Buon ascolto!
► 1969
Townes Van Zandt - Townes Van Zandt (Poppy)

Disco affascinante e delicato, quello del cantautore americano, qui al terzo lavoro. Sui solchi di quanto fatto da Bob Dylan, Jackson C. Frank, Eric Andersen e più in generale dalla nuova generazione di folkers americani, Van Zandt innesta un suo particolare approccio quieto e poetico impregnato di americana e country, riallacciandosi direttamente a gente come Hank Williams o Ernest Tubb, insomma a una tradizione profonda che sarebbe stata riadattata, tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta, da Byrds,

Verdena - WOW (Universal, 2011)

Immagine
Ho sempre considerato il percorso dei Verdena come un ottimo esempio di maturazione progressiva, lineare e costante. Una carriera impeccabile, in una parola. In breve, con il primo album prevaleva un approccio alternative che univa la rabbia grunge al nervosismo dei primi Placebo. Con "Solo un Grande Sasso" si faceva un netto passo avanti dilatando ed irrobustendo le architetture sonore. La summa di questa ricerca trovava l'apice nello splendido e definitivo (con il pregio della sintesi) "Il Suicidio dei Samurai": un gioiellino di alternative rock in grado di stare a fianco di mostri sacri della recente scena italiana come Marlene Kuntz e Afterhours. La conferma definitiva dunque, la chiave di accesso al sacrario rock di noi altri. Ed ecco che però i Verdena non si siedono sugli allori, anzi, fanno uscire dopo tre anni "Requiem", un'altra prova di coraggio e sperimentazione, dove prevale l'attitudine psichedelica e dove si allarga sensibilmen…

Le cose gratis, di solito, sono le più belle

Immagine
“Devo cercami una religione”.
“E perché? Che te ne fai di una religione?”.
“Non so... Forse mi aiuterebbe a vivere meglio. Dicono che credere in qualcosa dia più motivazione”.
“Motivazione in cosa?”.
“Ad esempio... Non saprei. Forse nella sopportazione. E comunque almeno la religione è gratis”.
“Non è vero! La quota mensile alla parrocchia o alla moschea o alla sinagoga di distretto dove la metti?”.
“Va bene! Hai vinto! Allora devo cercarmi un Dio, occhei?”.
“Rimane il fatto che non capisco a cosa ti serva un Dio”.
“...È gratis. L'unica cosa gratis rimasta al mondo. E le cose gratis, di solito, sono le cose più belle”.
“E allora trovati una religione, Julie. Però io ora mi metto a dormire, sono stanco”.

Tomorrow - Tomorrow (Parlophone, 1968)

Immagine
I. Introduzione – Fare musica negli anni Sessanta

Gli anni Sessanta iniziarono nell'estate del 1956, finirono nell'ottobre del 1973 e culminarono poco prima dell'alba, il 1 luglio 1967, durante un'esibizione dei Tomorrow all'UFO Club a Londra”.

Così il produttore statunitense Joe Boyd, nel suo “White Bicycles. Making music in the 1960s”, descrive quell'incredibile lungo decennio. Un periodo di straordinaria vitalità artistica, culturale e politica, dove sembrava esistere una consapevole commistione tra le tante ramificazioni di un pensiero progressista generalizzato ed egemone. Un progetto complessivo di rinnovamento sociale e culturale che poteva contare su di un sentire diffuso, serpeggiante: un sentire che si sviluppava a partire da trasformazioni e rivendicazioni comuni, dai fermenti anti-imperialistici (particolarmente cari agli studenti americani chiamati alla leva), dalle nuove esigenze di welfare, consumo e democrazia, tra reciproche “invasioni” music…