#02 Dischi di febbraio (con il ➒) ♋

Immagine
Febbraio è stato un mese intenso. Infatti la puntata sui dischi di febbraio esce a marzo. Pronti, via!

► 1969

The Temptations - Cloud Nine (Gordy)

L'approdo dei Temptations alla psichedelia è più che un fatto circoscrivibile alla sola band (l'album sarà un successo, garantendo al gruppo da poco guidato dal frontman Dennis Edwards il primo Grammy Award). Da un lato, infatti, è tra i capolavori del produttore Norman Whitfield, nome imprescindibile per gli sviluppi della black music (e in particolare del suono Motown), che con "Cloud Nine" consolida la ricerca sonora intrapresa con la band a partire dal 1966 (sebbene il suo rapporto con il gruppo sia da far risalire al '64). Dall'altro è il segno di un fermento generale che, assieme agli episodi ben più radicali di Sly and The Family Stone e Funkadelic, farà fare un passo importantissimo all'R&B anni Settanta.

Boogarins - Manual (Other Music, 2015)



Nel 1933 viene fondata la citta di Goiânia, nel 1968 viene pubblicato il manifesto tropicalista “Tropicália ou panis et circencis”, nel 2012 Fernando Almeida e Benke Ferraz formano i Boogarins, che riassumono quanto è stato lasciato fuori dall’ampio arco temporale sommariamente tracciato. Cresciuti in una città di oltre un milione di abitanti nel bel mezzo del Brasile, a poche centinaia di chilometri dalla capitale Brasilia, Almeida e Ferraz pubblicano nel 2013, con la newyorkese Other Music, il loro primo “As plantas que curam”, che mostra una dedizione estrema nel ridar vita a sonorità sixties in bilico tra suoni di casa (Os Mutantes, il primo Caetano Veloso, oscurità del calibro di Loyce e Os Gnomes) e psichedelia anglo-americana d’antan. 

Con “Manual” (sottotitolato: “ou guia livre de dissolução dos sonhos”) i due -passati attraverso i migliori festival mondiali e diventati nel frattempo una band di quattro elementi- rinsaldano le buone basi dell’esordio (una sorta di “Nuggets” brasileiro) lavorando su trame più rifinite e su un sound più curato. 

Registrato in Spagna in un vero e proprio studio di registrazione, “Manual” risente dell’influsso dei grandi nomi del momento (i Tame Impala, ad esempio, o i Foxygen) ma serba una sua frizzante personalità: “Avalanche” conserva un tocco vagamente tropicale pur se immersa in risonanze e riverberi spaziali e in una circolarità anestetizzante, “Tempo” è un lento strutturarsi di accordi tutto giocato sull’alternarsi di vuoti, frasi sinuose e riff incendiari, “6000 Dias” è un brioso impasto di pop psichedelico che fiorisce su un chitarrismo colorato e frizzante, destinato a vaporizzarsi in una nebulosa cosmica.


Una sensibilità compositiva raffinata, capace di una notevole resa pop il cui segreto sta nell’equilibrio tra melodie sgargianti (si prenda l’incantevole “Mario de Andrade – Salvagem”), fantasismi psichedelici (“Cuerdo”) e armonie eleganti, di stampo jazz, per nulla sovraccariche o raffazzonate (si prenda, ad esempio, l’aggraziato caleidoscopio di “Falsa Folha de Rosto”, divertente gioco stereofonico di trasparenze e addensamenti).
In “Manual” c’è tutto il materiale per crescere ulteriormente, anche se la proposta dei Boogarins è già in grado di stare in piedi da sola.



Commenti