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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2016

#09 Dischi di settembre (con il ➒) ♋

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Ed eccoci al mese più bello dell'anno. Malinconico, colorato, profumato. Settembre è adatto per i dischi importanti, quelli che ti guidano per tutto il resto della fine dell'anno, per poi accompagnare l'inizio di quello nuovo. Dischi di confine, quindi, resi ancora più liminali dal loro essere del 1969, dunque aperti al salto verso l'ignoto, e quindi inclini a una carica o una malinconia ancora maggiore. Buon ascolto!
► 1969
Townes Van Zandt - Townes Van Zandt (Poppy)

Disco affascinante e delicato, quello del cantautore americano, qui al terzo lavoro. Sui solchi di quanto fatto da Bob Dylan, Jackson C. Frank, Eric Andersen e più in generale dalla nuova generazione di folkers americani, Van Zandt innesta un suo particolare approccio quieto e poetico impregnato di americana e country, riallacciandosi direttamente a gente come Hank Williams o Ernest Tubb, insomma a una tradizione profonda che sarebbe stata riadattata, tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta, da Byrds,

Jefferson Airplane - After Bathing at Baxter's (RCA Victor, 1967)

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1967, l'anno in cui tutto esplode. L'underground esce definitivamente alla luce del sole, anche grazie al crescente interesse del mercato, la controcultura è più consapevole, forte e fiorente che mai, la California è la terra promessa per artisti, intellettuali e attivisti politici. La musica rock americana ha saputo riportare tutto a casa (Bringing It All Back to Home...) alcuni anni prima grazie all'impegno di Bob Dylan, strappando alla Gran Bretagna il ruolo di centro culturale che ha mantenuto per tutta la prima metà degli anni '60. L'America degli hippie e dei freaks ha saputo imporre la musica come esperienza totale, ha saputo nobilitare il rock facendolo diventare fenomeno sociale e politico, oltre che culturale, trascendendo i connotati di semplice passatempo che questo aveva sempre avuto, rivestendolo di spessore cerebrale e letterario, rendendo l'ascolto qualcosa di estremamente impegnativo, connotante e coinvolgente. Gli eroi di questa rivoluzione s…

DIIV - Is the Is Are (Captured Tracks, 2016)

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Oshin”, la dipendenza da eroina, l’arresto, la disintossicazione (?) e ora, di nuovo, i DIIV. Il doppio “Is the Is Are” è un punto d’arrivo importante per Zachary Cole Smith, che sembra aver messo anima e corpo nei nuovi brani in scaletta: diciassette pezzi che appaiono come tanti sassolini lasciati sul percorso di una parabola turbolenta, come a voler lasciare tracce del proprio passaggio per evitare di perdersi del tutto.
Ascoltando il nuovo lavoro a firma DIIV è difficile notare un vero e proprio stacco tra l'esordio e questa nuova tappa: Cole è tornato letteralmente sui suoi passi, anche se questa volta sono maggiori i segni di disagio e irrequietezza. Non parlo solo di brani come “Blue Boredom (Sky's Song)”, “Valentine”, “Mire (Grant's Song)”, che nei loro andamenti cupi, tesi e noise risentono fortemente dei Sonic Youth di Bad Moon Rising (ma anche dei Cure di “Seventeen Seconds”), manifesta ossessione di Cole nel periodo di gestazione di “Is the Is Are”, ma di u…

Skate

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Il clangore della tavola sui grind di metallo, lo scorrere sibilante delle ruote, il tonfo sordo degli scarponi sul grip. E poi lo sciabordare delle onde, poco più in là, verso la darsena, con le barche di ogni stazza ed età lasciate a ciondolare, stanche, al calare della sera, e altre in procinto di partire, con i pescatori intenti a preparare le reti, a imbarcare le energie per una notte in mare. I rumori del traffico, anche, che ben si accordavano a quella sinfonia raggrumata quotidianamente in Piazzale del Porto, in una cittadina né troppo grande né troppo piccola, incastonata in un golfo della riviera ligure. I ragazzi ci arrivavano alla spicciolata a partire dalle quattro di pomeriggio. Altri, però, erano già lì da tempo, come se non si muovessero mai da quei gradoni di cemento, da quelle rampe improvvisate, da quei bordi di pietra unti di paraffina e anneriti dall'usura causata dalle strisciate delle tavole da skate.

Boogarins - Manual (Other Music, 2015)

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Nel 1933 viene fondata la citta di Goiânia, nel 1968 viene pubblicato il manifesto tropicalista “Tropicália ou panis et circencis”, nel 2012 Fernando Almeida e Benke Ferraz formano i Boogarins, che riassumono quanto è stato lasciato fuori dall’ampio arco temporale sommariamente tracciato. Cresciuti in una città di oltre un milione di abitanti nel bel mezzo del Brasile, a poche centinaia di chilometri dalla capitale Brasilia, Almeida e Ferraz pubblicano nel 2013, con la newyorkese Other Music, il loro primo “As plantas que curam”, che mostra una dedizione estrema nel ridar vita a sonorità sixties in bilico tra suoni di casa (Os Mutantes, il primo Caetano Veloso, oscurità del calibro di Loyce e Os Gnomes) e psichedelia anglo-americana d’antan.