#02 Dischi di febbraio (con il ➒) ♋

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Febbraio è stato un mese intenso. Infatti la puntata sui dischi di febbraio esce a marzo. Pronti, via!

► 1969

The Temptations - Cloud Nine (Gordy)

L'approdo dei Temptations alla psichedelia è più che un fatto circoscrivibile alla sola band (l'album sarà un successo, garantendo al gruppo da poco guidato dal frontman Dennis Edwards il primo Grammy Award). Da un lato, infatti, è tra i capolavori del produttore Norman Whitfield, nome imprescindibile per gli sviluppi della black music (e in particolare del suono Motown), che con "Cloud Nine" consolida la ricerca sonora intrapresa con la band a partire dal 1966 (sebbene il suo rapporto con il gruppo sia da far risalire al '64). Dall'altro è il segno di un fermento generale che, assieme agli episodi ben più radicali di Sly and The Family Stone e Funkadelic, farà fare un passo importantissimo all'R&B anni Settanta.

Martin Courtney - Many Moons (Rca, 2015)


Mancava solamente Martin Courtney alla prova dell’album solista. Se Bleeker e Mondanile hanno alle spalle carriere più o meno convincenti ma di certo affermate, Courtney, fino a questo “Many Moons”, era rimasto ancorato all’esperienza Real Estate. La pubblicazione dell’esordio in solitaria è importante, quindi, perché ci permette finalmente di analizzare l’ultimo dei tre tasselli in isolamento, scoprendo -come se ce ne fosse stato bisogno- che proprio a Courtney spetta il ruolo di “mente” della band. Non solo: se i Real Estate non potrebbero esistere senza Martin Courtney, forse lui -al contrario dei due soci- sarebbe in grado di farcela da solo.
In “Many Moons”, infatti, ritroviamo lo stesso senso rilassato della scrittura (sognante, aperta), le stesse briose cadenze jangly, le fragranze guitar pop che si respirano in “Days” o in “Atlas”; eppure tutto è come semplificato, sgravato dalle contaminazioni contemporanee tanto care a Bleeker e Mondanile.

Courtney fa vivere i suoi pezzi nelle gentili progressioni chitarristiche che si colorano di lievi ma eleganti arrangiamenti cameristici (in organico troviamo un flauto -nello strumentale stacchetto sixties “Many Moons”- un violino e un violoncello, oltre alle pelli di Michael Stasiak -membro degli EZTV- e alle tastiere del compagno di band Matt Kallman) o di briose partiture sunshine pop: “Vestiges”, tutta un fiorire di coretti e violini, il tutto cadenzato da un basso tondo, giocoso, e dai ricami scintillanti della chitarra solista, o la delicata “Before We Begin”, profumatissimo midtempo dall’andamento sottilmente psichedelico, sognante, o ancora della stupenda “Northern Highways”, tra i brani migliori del lotto, capace di vantare un’outro incantevole, apice di spensieratezza e buon gusto che dimostra tutta l’abilità compositiva e l’intuito melodico di Courtney.
Prodotto da Jarvis Taveniere (qui anche al basso), “Many Moons” suona pulito e classico (come altro definire un brano come “Little Blue”?), una sorta di versione essenziale delle composizioni a firma Real Estate, capace però di rivendicare uno spazio autonomo: un buon viatico per una carriera solista che -vista l'estemporaneità di un capolavoro quale "Days"- potrebbe rivelarsi non solo promettente, ma forse necessaria.

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