#08 Dischi di agosto (con il ➒) ♋

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Ciao ciao, estate! È sempre un piacere dire addio ai mesi estivi, soprattutto dopo agosto, mese affollato e assieme molle e frenetico. Aspettando le tenui consistenze di settembre, compilo la consueta lista degli album degli anni passati usciti durante questo mese così controverso. Buon ascolto!
► 1969
The Stooges - The Stooges (Elektra)
Incendiari e senza freni, gli Stooges di Iggy Pop sono uno dei tanti motivi che rendono tanto affascinanti gli anni Sessanta. Assieme ai cugini MC5 la band forgia un rock'n'roll debosciato e svincolato dai toni prevalenti dell'epoca. Se c'è psichedelia è una psichedelia nera, deviata (come quella di "We Will Fall" e di "Ann"); se c'è blues è un blues ritorto su se stesso, uno scheletro che pesca dal garage più underground. Tutto il resto è minimalismo, distorsione, espressività nuda e cruda, annoiata, depressa, stonata e caciarona.
Prodotto da John Cale (che di sonorità simili se ne intendeva), l'esordio del …

Martin Courtney - Many Moons (Rca, 2015)


Mancava solamente Martin Courtney alla prova dell’album solista. Se Bleeker e Mondanile hanno alle spalle carriere più o meno convincenti ma di certo affermate, Courtney, fino a questo “Many Moons”, era rimasto ancorato all’esperienza Real Estate. La pubblicazione dell’esordio in solitaria è importante, quindi, perché ci permette finalmente di analizzare l’ultimo dei tre tasselli in isolamento, scoprendo -come se ce ne fosse stato bisogno- che proprio a Courtney spetta il ruolo di “mente” della band. Non solo: se i Real Estate non potrebbero esistere senza Martin Courtney, forse lui -al contrario dei due soci- sarebbe in grado di farcela da solo.
In “Many Moons”, infatti, ritroviamo lo stesso senso rilassato della scrittura (sognante, aperta), le stesse briose cadenze jangly, le fragranze guitar pop che si respirano in “Days” o in “Atlas”; eppure tutto è come semplificato, sgravato dalle contaminazioni contemporanee tanto care a Bleeker e Mondanile.

Courtney fa vivere i suoi pezzi nelle gentili progressioni chitarristiche che si colorano di lievi ma eleganti arrangiamenti cameristici (in organico troviamo un flauto -nello strumentale stacchetto sixties “Many Moons”- un violino e un violoncello, oltre alle pelli di Michael Stasiak -membro degli EZTV- e alle tastiere del compagno di band Matt Kallman) o di briose partiture sunshine pop: “Vestiges”, tutta un fiorire di coretti e violini, il tutto cadenzato da un basso tondo, giocoso, e dai ricami scintillanti della chitarra solista, o la delicata “Before We Begin”, profumatissimo midtempo dall’andamento sottilmente psichedelico, sognante, o ancora della stupenda “Northern Highways”, tra i brani migliori del lotto, capace di vantare un’outro incantevole, apice di spensieratezza e buon gusto che dimostra tutta l’abilità compositiva e l’intuito melodico di Courtney.
Prodotto da Jarvis Taveniere (qui anche al basso), “Many Moons” suona pulito e classico (come altro definire un brano come “Little Blue”?), una sorta di versione essenziale delle composizioni a firma Real Estate, capace però di rivendicare uno spazio autonomo: un buon viatico per una carriera solista che -vista l'estemporaneità di un capolavoro quale "Days"- potrebbe rivelarsi non solo promettente, ma forse necessaria.

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