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Visualizzazione dei post da Agosto, 2015

Bob Dylan - The Freewheelin' (Columbia, 1963)

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Il folk come ricerca delle origini, come motivo di purezza da contrapporre ad una scena, quella rock'n'roll, screditata e distrutta (tanto dalle morti celebri quanto dagli scandali di fine anni '50). Ma attenzione: il folk anche come modo di vita bohémien, anticonformista, critico.
L'immagine dell'hobo quale romantico vagabondo rimaneva solo una fonte ideale di ispirazione, che si incarnava nel morente Guthrie, un santo di altri tempi alla fine del viaggio. D'altronde Tom Paxton metteva in guardia con fare paternalistico cantando “If you see me passin' by / and you sit and wonder why / And you wish that you were a rambler too / Nail your shoes to the kitchen floor / lace 'em up and bar the door / And thank the stars for the roof that's over you”.

Insomma, nel 1960 (anno in cui Dylan approdava a New York) i tempi stavano cambiando, e le nuove istanze giovanili avevano bisogno di canali adeguati per farsi strada e attecchire. Prima c'erano stati …

Rumore

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C'è sempre qualcuno che tossisce durante uno spettacolo. Prima che inizi un concerto, ad esempio: tutto è pronto, l'orchestra ha finito di accordare gli strumenti, gli occhi dei musicisti sono fissi sullo spartito, il direttore è ritto e concentrato. Gli ultimi istanti di silenzio teso prima che un gesto definitivo dia il via al movimento introduttivo. Proprio in quel frangente di attesa, però, è certo che a qualcuno scappi un colpo di tosse -di quelli improvvisi, impossibili da trattenere- o che cada qualcosa sul pavimento da una tasca, o ancora che uno spettatore, sentendosi scomodo (o forse poco a suo agio in quell'improvviso magnetismo), aggiusti la sua posizione quel tanto da far scricchiolare il legno della seggiola.