Maggio torinese

Vola via...

Sand guarda le macchine sfrecciare dal cavalcavia, ragazza mia, la vita è corta, non perderla a sognare, vola via.
Le mani legate all’acciaio come catene, sola come un cane tra le iene, lei pensa a spiagge lontane tra ruggiti di motore e urla di sirene.
Sulla strada sfreccia la peggio feccia ma lei non vede altro che una faccia tonda e gioconda che la guarda, le passa accanto, si volta e non aspetta.
La tristezza la circonda, la abbraccia e la conforta mentre una mano la accarezza e l’altra le recide l’aorta.
Dietro ogni pensiero si aprono mille porte ma se il sole non dorme ogni desiderio si perde all'orizzonte.
Forme contorte si aggirano nella mente più acuta ma la ragione non fa luce ed ogni sentiero conduce ad una grotta più buia.
Si fa sera, l’autostrada si fa muta e Sand ancora stringe la ringhiera e pensare alla caduta non la aiuta.
L’asfalto immobile e sterile rende la mente più labile e, per quanto nobile, ogni animo si scopre debole e instabile.


Sand non sentiva il vento che le sussurrava, Sand non vedeva ma guardava.
Era tutto un gioco e il mondo sotto di lei giocava ma Sand non conosceva le regole e, ad ogni mano, passava.
Costruiva castelli in aria ma la sabbia era cemento, il castello senza principe e l'aria a pagamento.
Se solo si fosse fermata ad ascoltare il vento e non avesse continuato a lottare, sola e nuda, uno contro cento.
Parole nel vuoto, si perdevano nella paura dell'ignoto perché la vita troppo vuole e tu fai sempre troppo poco.
Le parole venivano da sole e ad ogni rivelazione si apriva una voragine di smarrimento e confusione.
Un lento tepore sciolse immagini fragili di paesaggi lontani mentre onde di calore le restituivano colore alle mani.
Mani senza catene, libere di dipingere una vita ancora giovane, Sand non era più immobile, era pronta a vivere.
Niente più maschere di acciaio e cemento, si sarebbe asciugata gli occhi col vento e le ferite col tempo. 

Forte di nuove scoperte Sand si guarda attorno e scopre mille porte aperte.
Vaga da sola nella foresta più scura e la luna la aiuta a tenere la paura chiusa in un sacco di iuta.
La città alle spalle, nella frenesia della follia di una notte sempre bianca dove la banalità ti fotte e non si stanca.
La bugia vive di luce e nel buio brancola, in mille facce uguali si mischiano falsi ideali fatti di alcool, capitali e bamba. 
Sand non sente più la presa della metropoli che la strangola, cammina sotto la luna e miagola.
Cerca la magia nella natura e non nota un’ombra scura che vaga randagia in una notte senza stella alcuna.
Perché la risata più sincera sulla bocca severa diventa amara e falsata dal ghigno che si trova stampata la sera.
Così Sand corre ridendo ad un mondo sbilenco che la guarda di sbieco cogliendo soltanto un distorto frammento di quel momento perfetto.
Un lento silenzio e, riflesso in un occhio di vetro, lo sguardo del mostro incrocia il riso sincero senza difetto.
Accucciato in un angolo con l’invidia dell’angelo che rifiutò il paradiso per regnare all’inferno da diavolo.
A caccia di un brivido con l’invidia per l’animo che fiutò il paradiso nel cuore dell’inverno più gelido

Gli occhi cremisi nel buio, la creatura e la sua nemesi, occhi rossi come fari accesi fissi sui suoi tratti esili.
Ma il destino non da niente per niente e quel che vende si riprende sempre lasciando al verde il re e ricco il pezzente.
Ti guarda negli occhi e mente mentre ti scava nell’anima lasciando il cadavere inerme, la fossa vuota e il becchino morente.
La creatura ha un bersaglio, zero regole e nessuna scusa per mancarlo, non si può fallire e non è ammesso sbaglio.
Sand sbadiglia ancora sveglia in una notte di scompiglio e si accorge del fiato sul collo solo quando è troppo tardi per sfuggirlo.
Un bisbiglio all’orecchio e il padre si scopre già vecchio agli occhi del figlio perfetto che muore mentre l’amore si fa disprezzo.
Sand sprofonda sconvolta, e mentre affonda abbozza un’ultima volta un sorriso che ai migliori manca ma agli stolti abbonda.

Se vuoi, ti posso raccontare il finale ma è una storia banale, inizia in una lacrima e finisce a mezza pagina, finisce male.
Si spegne una stella nel cielo ogni volta che muore un guerriero ma io quella notte accesi un cero per la regina più bella del reame più nero.
Chi sconfigge la paura di cambiare resta sempre latitante perché la vita è un mercenario e paga sempre l’erario in contante.
Sand credette in un istante che la gioia del boia fosse la gloria di un’ora d’aria ma anche la storia più gaia dopo una strofa ti annoia.
Così la vita invidia chi sfugge l’accidia, rincorre miraggi di spiagge selvagge e viaggia nella sua follia sempre solo e senza valigia.
Grigia in camicia consiglia l’emancipazione dalla folla, un’azione di rivolta con opzione di svolta ma la ragione non l’ascolta...

...e vola via.

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