Il metodo “Rust” – Come fallire al meglio un colloquio di lavoro

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Di Matthew Lovers
Quando meno te lo aspetti ti accorgi di essere diventato vecchio; abbastanza vecchio da dover sopportare la pesante eredità del saggio che si trova di fronte a quelle nuove generazioni assetate di risposte su temi che riguardano il lavoro e la faticosa strada per raggiungere quella chimera chiamata “realizzazione personale e professionale”. Io ve lo dico chiaramente, non mi sento ancora pronto a dispensare consigli tali da poter risolvere i problemi identitari e esistenziali degli altri. Quando mi ponete domande in questo ambito, in particolare su quello strettamente lavorativo (mi candido, invio il cv, vado al colloquio, mi licenzio ecc. ecc.), potreste andare incontro a risposte totalmente spiazzanti da parte del sottoscritto. Io in realtà sono convinto, come mi ha insegnato un mio caro amico espatriato in Francia, che ciò che assumiamo come imprescindibile per noi non lo è in egual misura per altri. Al vostro posto agirei in una certa maniera ma l’unica cosa certa…

Dedica ad una tazza


Senti,
so che quello che sto per dire non ha molto senso...
ma devo dare libero sfogo alla mia follia capisci?
Scrivere qualcosa...
rompere gli schemi...

ho rotto una tazza.
Ero ubriaca
ed ero incazzata nera
perché lui non si era ancora degnato di baciarmi quella sera


Credo di avergli tirato dei calci
e lui delle manate
e splash!
La tazza si è rotta.
La mia tazza preferita.
Con dei pezzi di cuore attaccati dentro.

Penso che provvederò a rimettere insieme i pezzi
con una di quelle colle miracolose
ma solo i pezzi di cuore

...la tazza ormai è perduta.
Peccato.
Era davvero una gran bella tazza.  

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