Il metodo “Rust” – Come fallire al meglio un colloquio di lavoro

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Di Matthew Lovers
Quando meno te lo aspetti ti accorgi di essere diventato vecchio; abbastanza vecchio da dover sopportare la pesante eredità del saggio che si trova di fronte a quelle nuove generazioni assetate di risposte su temi che riguardano il lavoro e la faticosa strada per raggiungere quella chimera chiamata “realizzazione personale e professionale”. Io ve lo dico chiaramente, non mi sento ancora pronto a dispensare consigli tali da poter risolvere i problemi identitari e esistenziali degli altri. Quando mi ponete domande in questo ambito, in particolare su quello strettamente lavorativo (mi candido, invio il cv, vado al colloquio, mi licenzio ecc. ecc.), potreste andare incontro a risposte totalmente spiazzanti da parte del sottoscritto. Io in realtà sono convinto, come mi ha insegnato un mio caro amico espatriato in Francia, che ciò che assumiamo come imprescindibile per noi non lo è in egual misura per altri. Al vostro posto agirei in una certa maniera ma l’unica cosa certa…

Poeta che vivi


Poeta che vivi,
poeta che amo.
La morte ha bussato alla tua porta
e hai abbracciato il dolore.
Le tue lacrime
si sono mischiate al profumo del muschio
e della pioggia d'estate,
gocce trasportate dal vento
che ti spettina i capelli in morbidi nodi
come baci.

Il tuo VUOTO,
ha la bellezza di un paesaggio contemplato dall'alto
di un muro
da cui lasciare ciondolare le gambe
con lo sguardo
Perso
e un fascino che attrae
il desiderio della caduta
eterna
finale.
Ma sull'orlo dell'esistenza
hai udito
l'eco
della musica del mondo
che ti ha dato alla luce
e dei pianeti che
ruotando
suonano la melodia dell'universo.
Hai sentito dentro di te
la poesia
della vita.

Amo te poeta,
che ti sei buttato
nella vita.  

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