Post

Visualizzazione dei post da Ottobre, 2012

Monsieur Tella

Immagine
Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

Fil rouge (storia pulp)

Non intendo pretendere che voi mi capiate, o che mi compatiate. Mi giudicherete, questo è certo. Ma non pensate che visto l'ineluttabile chiacchiericcio che si verrà a riversare sul mio conto io voglia prender parte al tribunale postumo tentando di dirottare i vostri pareri a mio favore. “Era un uomo buono, un uomo tranquillo”, diranno. “Raptus di follia”, questo di certo, e sarà la stronzata più clamorosa. Ora sono solo sconvolto, certe cose non si fanno con leggerezza, sapete.  Tutto ciò di cui ho bisogno è ricostruire logicamente i fatti, in modo da trovare un filo narrativo prima della fine. E' una questione di senso, ecco. Che non mi si prenda -l'unica cosa che sento di pretendere senza provare vergogna- per un folle, per uno che si è fottuto il cervello. No, sono lucido, anche se spaventato e divorato da un morbo che mi ha ridotto ad un ammasso di sofferenza. La gelosia e la perdita sono i mostri che mi hanno portato a tanto, a loro va imputata una parte di colpa, …

L'impiccato

Ora è tutto finito. È stato un attimo, uno strappo, ed eccomi qui a penzolare al freddo. La gente è rimasta per un po' a guardare il mio corpo rigido alla ricerca di qualche dettaglio morboso a cui pensare nei giorni a venire. Ci portano anche i bambini in occasioni come queste. Dicono che serve da esempio. Stronzate. Quando ho visto la mia prima esecuzione mio padre mi ha dato uno schiaffone e mi ha costretto a guardare. Non so nemmeno che cosa avesse fatto quel disgraziato, sarà stato un balordo come tanti altri. L'unica cosa che mi ha lasciato quell'esperienza è lo schifo: per questo paese pulcioso e per mio padre. La gente si ammassa sempre in occasioni come questa, ed è per questo che la gente mi ripugna peggio di un cane rognoso. La gente di qui passa la vita a marcire nel rancore e a guardare i poveracci crepare. Come per darsi uno scossone, o per convincersi che tutto sommato c'è chi sta peggio.

Non temo la gente, parte 3

Parte 1: qui
Parte 2: qui
Il giorno dopo era stato tutto un fremito di collettivi, di fazioni e sotto-fazioni: bisognava imporre una linea il giorno venturo. Ma prima bisognava deciderla in casa propria, la linea. Ogni riunione preparativa era a sua volta un'assemblea sfiancante. In quella del mio gruppo, dopo ore ed ore di discussione, ripensamenti, litigi e compromessi di buon senso dell'ultimo minuto, si era arrivati ad una buona sintesi. Era stimolante mettersi alla prova in quella gara di idee, dove i vincitori venivano fuori solo dopo diverse scremature, grazie al contributo di tutti. Certo, c'erano i leaders, perlopiù gente in gamba con più esperienza e sale in zucca di noialtri, ma rivestivano un ruolo pedagogico (ovviamente non dichiarato) più che carismatico. A loro comunque veniva affidata la rappresentanza nelle grandi occasioni, segno di come la democrazia partecipativa era una buona cosa fino a che parlare in pubblico non iniziava a diventare una faccenda t…

Non temo la gente, parte 2

Tra fine delle lezioni e sessione esami io e R. non ci siamo più visti per un bel pezzo. Che fine aveva fatto, dava gli esami? Nemmeno allo scritto del corso delle 16 si era fatto vivo. Poco male, io continuavo ad essere immerso nell'universo dissenziente, facevo mille conoscenze e credevo che tutto potesse cambiare solo perché noi lo volevamo. Non volevo dargli ragione, non credevo neppure l'avesse. Per quanto ragionevole, il suo sistema portava al rifiuto di ogni pratica collettiva, all'azzeramento in partenza di ogni possibilità di una presa di coscienza di massa. Mi sono confrontato con tante di quelle persone che subito la convinzione di essere nel giusto, per un attimo vacillata di fronte alla limpidezza del ragionamento di R., è ritornata dalla mia parte. Bisognava far presto e non appena ricominciato il semestre ricominciare a sensibilizzare, a volantinare, a scuotere il grigiore e l'afasia delle aule universitarie. In più avevo conosciuto una ragazza che era …