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Visualizzazione dei post da Agosto, 2012

#07 Dischi di luglio (con il ➒) ♋

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Che caldo, luglio. Però immaginatevi di essere in uno qualsiasi degli anni seguenti e di ascoltare per la prima volta uno a caso dei dischi proposti. Ci si dimentica del caldo per un attimo, vero?
Buon ascolto!
► 1969
Fairport Convention - Unhalfbricking (Island)
Gemma del british folk rock, Unhalfbricking è un po' il Blonde on Blonde inglese. A rendere più sensato il paragone (oltre ai vari pezzi scritti da Dylan), il fatto che la produzione sia stata curata da Joe Boyd, transfugo americano innamorato perso della Gran Bretagna di quegli anni, e in particolare intrigato dalla scena folk di Londra (proprio nel '64 conosce Dave Swarbrick, futuro membro dei Fairport). I legami americani non finiscono qui: Sandy Denny, entrata nel gruppo nel 1968, era l'ex fiamma del folker Jackson C. Frank, di cui era solita interpretare i brani nelle sue prime esibizioni, mentre il nucleo fondante dei Fairport era patito di gente come Eric Andersen e in generale della scena blues e folk a s…

Amore, forse è meglio se smettiamo di farci...

Si alza, la testa un po’ scossa. Il piede non trova la ciabatta, era sicuro fosse lì. Barcolla fino alla porta ancora mezzo confuso. Ha un vago sentore di urgenza per la testa – ah sì, la sveglia – e quasi non si rende conto che è già in cucina. Mentre cerca la caffettiera d’istinto, lascia che il cervello connetta lentamente, senza sforzi. La sensazione di urgenza passa, lo shock della sveglia è finito. Arriva un’ondata di malinconia mentre ormai la caffettiera è già magicamente pronta. 
Cri si ferma un attimo, la fissa e per mezzo secondo si chiede come ha fatto a montarla in questo stato d’incoscienza. Ripercorre due passaggi all’indietro e si ritrova impantanato in quella vischiosa malinconia mattutina. Perché, perché? Spalanca le tende ma la nebbiolina autunnale non lo aiuta. I lampioni arancio delle sei di mattina si vedono a stento in mezzo a tutta quella foschia. Evvai! Un’altra giornata che comincia col piede giusto. “Caffèèè”

Non mi puoi giudicare

Sospendere il giudizio per un po'. Una settimana, un giorno, qualche ora. Non sarà difficile, che ci vuole? Esco di casa, faccio le scale e sono fuori. L'aria è calda e le macchine scorrono veloci approfittando del semaforo verde. Una rallenta quando scatta il giallo, quelle dietro strombazzano rumorosamente. “Coglione, dovevi passare! È col rosso che si sta fermi, con il giallo acceleri e passi. P-a-s-s-a-r-e, capito?!” Scimmioni decerebrati, penso. Ma aspetta, no: nessun giudizio. Questo È, quello È, punto. Giudicare è come sputare nel piatto in cui mangi: lo avveleni e sei comunque costretto a mangiarlo. Quindi mangia e stai zitto. Cerco di convincermi che questo sarà l'atteggiamento giusto, cioè, quello che adotterò nel prossimo periodo indefinito. Fosse anche mezzora. Il mio terreno di prova ce l'ho proprio qui, appena scese le scale, fuori dal portone di casa. Così continuo lungo il marciapiede, pensando che in fondo è tutto così normale: la gente ha fretta, è o…