Il metodo “Rust” – Come fallire al meglio un colloquio di lavoro

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Di Matthew Lovers
Quando meno te lo aspetti ti accorgi di essere diventato vecchio; abbastanza vecchio da dover sopportare la pesante eredità del saggio che si trova di fronte a quelle nuove generazioni assetate di risposte su temi che riguardano il lavoro e la faticosa strada per raggiungere quella chimera chiamata “realizzazione personale e professionale”. Io ve lo dico chiaramente, non mi sento ancora pronto a dispensare consigli tali da poter risolvere i problemi identitari e esistenziali degli altri. Quando mi ponete domande in questo ambito, in particolare su quello strettamente lavorativo (mi candido, invio il cv, vado al colloquio, mi licenzio ecc. ecc.), potreste andare incontro a risposte totalmente spiazzanti da parte del sottoscritto. Io in realtà sono convinto, come mi ha insegnato un mio caro amico espatriato in Francia, che ciò che assumiamo come imprescindibile per noi non lo è in egual misura per altri. Al vostro posto agirei in una certa maniera ma l’unica cosa certa…

Sometimes


Una ragazza di fronte a me, mezza assorta nel sonno. Ha il busto reclinato verso il finestrino e la fronte appoggiata contro il vetro. Porta pantaloni lunghi a fiori e un maglioncino un po’ scollato. La faccia gentile, il viso minuto, un paio di occhiali a montatura spessa le incorniciano il viso. Si muove appena, mezza assorta nel sonno. La guardo incantato finché la voce del conducente la risveglia frastornandola. Si guarda attorno un po’ spiazzata poi si gira verso di me, sorpresa – sorpreso anch’io – e mi chiede che fermata è questa. Se è la sua. No, la tua è la prossima. Mi guardo attorno. Ops. Anzi, è questa, scusa. Sorrido, sorride anche lei. È anche più bella di quando dormiva innocente. Il pullman si ferma, lei prende la sua roba e scende. Sposto lo sguardo altrove mentre la vedo abbracciare il ragazzo che la aspettava.

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