Il metodo “Rust” – Come fallire al meglio un colloquio di lavoro

Immagine
Di Matthew Lovers
Quando meno te lo aspetti ti accorgi di essere diventato vecchio; abbastanza vecchio da dover sopportare la pesante eredità del saggio che si trova di fronte a quelle nuove generazioni assetate di risposte su temi che riguardano il lavoro e la faticosa strada per raggiungere quella chimera chiamata “realizzazione personale e professionale”. Io ve lo dico chiaramente, non mi sento ancora pronto a dispensare consigli tali da poter risolvere i problemi identitari e esistenziali degli altri. Quando mi ponete domande in questo ambito, in particolare su quello strettamente lavorativo (mi candido, invio il cv, vado al colloquio, mi licenzio ecc. ecc.), potreste andare incontro a risposte totalmente spiazzanti da parte del sottoscritto. Io in realtà sono convinto, come mi ha insegnato un mio caro amico espatriato in Francia, che ciò che assumiamo come imprescindibile per noi non lo è in egual misura per altri. Al vostro posto agirei in una certa maniera ma l’unica cosa certa…

Faccia in un locale con musica

Scorreva giù lungo le briciole di un pensiero la lama di quel volto che spaccava l'atmosfera con ciglia-coltelli di espressività netta Fendenti di luminoso spirito addensato in trame di strade e posti e accenti E tshic-shaboom suonava l'arte vomitata gorgogliante della musica che straripava e colmava le parole & i gesti Tutto allacciato al tempo frenetico pazzo di una caverna d'elettricità e birra e ormoni e voglia di scopare e stelle chiuse fuori -voi non potete entrare- vi berremo all'ora del digestivo

Matteo Castello

Commenti