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Visualizzazione dei post da Giugno, 2012

Prologo

Mi stropiccio gli occhi ed esco lentamente dal letargo. Dove sono? Una coltre di luce mi circonda e mi impedisce di distinguere il sole dai muri color pastello che mi circondano. Lentamente i riflessi accecanti si attenuano, le mie pupille si stringono e smettono di fissare il vuoto. Sono in una stanza d’ospedale, che sia ancora tutto un sogno? Le pareti mezze bianche mezze azzurrine mi circondano come camici bianchi. Sono a letto, solo in una stanza vuota. Dalla finestra entra una luce accecante, calda e viva. Intravedo slanci di pioppi da qualche parte là fuori. Un formicolio mi assale gambe e braccia costringendomi a paralizzarmi all’istante. Fitte cominciano a pervadermi il corpo e tutto d’un tratto passo dal mio risveglio stupito alla mia sofferenza più atroce. Sembra che il mio corpo si stia risvegliando lentamente da anni di forzata paralisi. Le mie dita chiedono di afferrare qualcosa, le mie gambe vogliono correre, le mie braccia dimenarsi e perfino la lingua non ne vuol saper…

Faccia in un locale con musica

Scorreva giù lungo le briciole di un pensiero la lama di quel volto che spaccava l'atmosfera con ciglia-coltelli di espressività netta Fendenti di luminoso spirito addensato in trame di strade e posti e accenti E tshic-shaboom suonava l'arte vomitata gorgogliante della musica che straripava e colmava le parole & i gesti Tutto allacciato al tempo frenetico pazzo di una caverna d'elettricità e birra e ormoni e voglia di scopare e stelle chiuse fuori -voi non potete entrare- vi berremo all'ora del digestivo

Matteo Castello

Pedalare (terza parte)

Prima parte: qui

Seconda Parte: qui
Riemergo dai pensieri e sono di nuovo sulla strada, la mia pedalata è sciolta, respiro regolarmente e anche se c'è il sole battente non sudo più di tanto. La velocità ritrovata in questo tratto di piano ha fatto ripartire la testa, lasciando i muscoli ad accompagnare accondiscendenti il moto dei pedali. Senza sforzo. Intorno a me c'è meno vegetazione, lo stacco della precedente salita deve essere stato bello forte, e ora sono attorniato da pochi alberi solitari e da pareti di roccia che salgono a monte e ruzzolano in giù a valle con il loro manto di terra ed erba secca. Lei però è sempre lì, è rimasta impigliata agli ultimi pensieri e non schioda. Vedo i suoi capelli scuri -scuoto la testa e pedalo più forte- la sua pelle liscia -cristo basta, pedala e basta- i suoi occhi e una frase “non dobbiamo vederci più”. “Basta!”, mi ripeto, e sbuffando faccio saltare per aria le goccioline di sudore accumulate intorno alle labbra. Devo pensare alla s…

Pedalare (seconda parte)

La verità è che a volte la realtà mi sfugge, la città dove vivo non sembra mia, le cose che succedono paiono collocarsi oltre una lastra invisibile che rende l'ambiente circostante qualcosa di esterno, di alieno. Come stare in uno di quei souvenir, quelle palle di vetro che una volta scosse simulano paesaggi in piena bufera di neve. Io sono lì dentro, nella bufera, e guardo fuori, immerso in una soluzione che rende le mie sensazioni ovattate e rallentate. Stento a percepire il mio stesso corpo, in quei momenti. E allora ho bisogno di impormi la mia stessa presenza con lo sforzo. Se manca l'aria devo costringermi a respirar più forte, cercando l'ossigeno con la bocca spalancata e i polmoni forzati in spasmi anaerobici. I matti affetti da disturbo borderline fanno più o meno la stessa cosa, ma tutto il giorno, tutti i giorni. Per percepire la propria corporeità si fanno del male, si tagliano e cose così. Io non credo di essere borderline, tanto che il dolore non mi piace e …

Pedalare (prima parte)

L'importante è continuare a pedalare. Ignorare quell'attimo in cui sembra che i muscoli debbano cedere da un momento all'altro, quando la salita s'impenna e il fiato si fa corto e affannato. Tenere duro, serrare i denti, stringere il manubrio su cui le mani iniziano a scivolare per il sudore. Non abbassare troppo il rapporto per non aumentare a sproposito il numero di pedalate al minuto, per non fondere il motore sempre più surriscaldato che manda avanti i muscoli delle gambe. Abituarsi alla fatica, conservare un ritmo, sbuffare e guardare ora avanti, ora in basso, seguendo una qualche scia invisibile sull'asfalto a grana grossa. E intanto il sole batte forte, sollevando dal sottobosco che fiancheggia la salita di montagna un odore pungente e balsamico, di terra arsa e arbusti secchi. Pensare che basterebbe una pioggerellina per rivoltare come un guanto la fitta vegetazione, rendendola rigogliosa e iridescente, sollevandone odori molli e discinti.

Nella testa non…

Sometimes

Parabola

Immagine
Sordo alle esigenze molto giovanili di un'accesa movida consumata su tavolini che trasudano cocktail troppo colorati Lancio accuse sommarie al gusto del sampietrino che invece di sorreggere ambizioni terra-terra dovrebbe mettere le ali per parabole di poca saggezza ma dall'indubbia efficacia contundente