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[#12] Dischi di dicembre (con il ➒)

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Ci siamo, anche il secondo anno di classifiche è andato. La fine di un decennio è sempre vissuta come un momento carico di promesse e attese. Convenzionalmente, il mondo della pop music affida ai diversi decenni il compito di fare da classificatori temporali di tendenze e identità musicali definite: gli anni Sessanta sono gli anni della controcultura e della psichedelia, gli anni Settanta del rock e del punk, gli Ottanta della new wave, i Novanta del grunge e dell'elettronica. Ovviamente nessuna di queste etichette corrisponde alla realtà. Tutto dipende dalla narrazione prevalente, via via rinnovata. E per quanto riguarda i Duemila e gli anni Dieci? In questo caso quello che sembra mancare è proprio una narrazione condivisa, oltre alla ridotta centralità del pop nell'identità delle persone e dei giovani (e del discorso pubblico). Il pop è onnipresente ma squalificato, e la sua frammentazione estrema, se da un lato impedisce una grezza gerarchizzazione del gusto, dall'altr…

Natura umana in Marx e alienazione ambientalista

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I. Natura e alienazione in Marx
Strappando all’uomo l’oggetto della sua produzione, il lavoro estraniato gli strappa perciò la sua vita specifica, la sua oggettività specifica reale e trasforma il suo primato sull’animale nello svantaggio del fatto che il suo corpo inorganico, la natura, gli viene sottratto.
Il concetto di alienazione (qui ancora legato al Feuerbach di “Essenza del cristianesimo”) è, in Marx, di fondamentale importanza per capire non solo la sua critica sociale ed economica, ma anche la sua impostazione etico-filosofica. L’idea di alienazione si fonda infatti sull’idea di una separazione, di una frattura che si realizza tra uomo e natura e di conseguenza tra uomo particolare e uomo generale, tra l’uomo inteso come lavoratore e l’uomo inteso come specie. Il lavoro estraniato separa l’uomo dall’oggetto della sua produzione, e quindi lo separa dalla sua vita di genere: l’uomo è produttore, produrre rappresenta la sua genericità (e al contempo la sua specificità). La s…

[#11] Dischi di novembre (con il ➒)

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A novembre occorre scaldarsi, e questi dischi sono tutti straordinariamente caldi, avvolgenti e capaci, a seconda delle esigenze, di dare la carica o offrire un comodo ristoro. E allora via, all'ascolto!
► 1969
The Rolling Stones - Let It Bleed (Decca)
Ho sempre nutrito un particolare devozione per i Rolling Stones di fine anni Sessanta: dopo la splendida finestra psichedelica, Jagger e soci tornano a un recupero più o meno oltranzista delle sonorità rhythm and blues degli esordi, sebbene sporcate a dovere di una bella patina polverosa e dark (l'intento è quello di suonare più blues e americani degli americani stessi) e impreziosite da un'autorialità frutto di un percorso consolidato e maturo. Let It Bleed, assieme al precedente Beggars Banquet, rappresenta un gioiellino di rock maledetto, insalubre, capace di inscenare un mood conturbante e sessualmente carico.

La morte del riccio e altre poesie

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Una raccolta di poesie scritte diversi anni fa, ora riunite assieme in un tentativo di allacciare piccoli tentativi sparsi (nel tempo e nello spazio) in una presentazione unitaria.
La morte del riccio e altre poesie, Matteo Castello, 2019

La sinistra in VDA: crisi e proposte

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Premessa È da tempo che la sinistra valdostana non riesce a inserirsi adeguatamente nella complessiva disgregazione del patto sociale la cui origine può essere situata ad inizio anni Ottanta, dopo che, grazie alla legge sul riparto fiscale, la Regione – per tramite dell’Union Valdôtaine, ma anche del PCI – ha potuto disporre di un ammontare crescente e apparentemente illimitato di risorse finanziarie. Il venir meno del collante della spesa regionale ha minato l’alleanza sociale tra ceto politico, dirigenti, dipendenti pubblici in esodo dall’industria in crisi, professionisti, imprese delle costruzioni e notabilato cittadino (avvocati, notai, ecc.), il che ha comportato una lotta intestina al ceto autonomista da cui sono emerse fratture non più componibili per mezzo della spesa a pioggia a disponibilità illimitata. I conflitti si sono fatti insanabili, non permettendo più di soddisfare le richieste delle varie componenti sociali e gestire i conseguenti rapporti clientelari tra i portav…

[#10] Dischi di ottobre (con il ➒)

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Ci siamo quasi, la fine dell'anno è alle porte e l'ansia di dover lasciare il segno si fa sentire. Infatti i dischi presentati nella consueta classifica sono tutti, a loro modo, epocali e saturi di idee: aprono nuove strade o ne chiudono, supremamente, altre; oppure si abbandonano semplicemente allo scorrere del tempo.
Noi fortunatamente non dobbiamo far altro che sederci e ascoltare.
► 1969
The Kinks - Arthur or the Decline and Fall of the British Empire (Pye)
Quella che doveva essere la colonna sonora per uno sceneggiato televisivo diventò la colonna sonora del senso dell'inglesità secondo i Kinks di Ray Davies: corrosivo, ironico e sardonico, impregna una rock opera incentrata sul cittadino britannico medio ("like myself", dirà Davies, per quanto il soggetto ispiratore sia il cognato), che osserva le contraddizioni e l'inconsistenza tronfia e decadente del suo Impero, diviso tra il dramma della Seconda Guerra Mondiale e le promesse esotiche di un'Austra…

Synth-Bazar: il periodo synthpop dei Matia Bazar

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Confrontate questo video con questo. Il cambiamento è radicale: in sei anni il gruppo di Aldo Stellita, Carlo Marrale, Antonella Ruggiero, Giancarlo Golzi e Mauro Sabbione (che entrerà in formazione nel 1981, sostituendo Piero Cassano, per poi lasciare il posto a Sergio Cossu nel 1985), passa da un italo-pop leggero e a tinte vagamente progressive a un sound elettronico moderno, sperimentale e orientato alla musica d'arte. 
Merito, innanzitutto, della volontà della band di affrontare la maturità artistica con una maggiore ambizione sonora, e poi grazie all'ingresso in formazione di Mauro Sabbione, vero e proprio fabbro della nuova armatura sonica dei Matia Bazar. Sintetizzatori alla tedesca, new wave decadente, balzi in avanti di incredibile lungimiranza (penso in particolare al materiale su Tango), senza mai dimenticare una scrittura impeccabile, devota a un gusto pop conturbante anche nei momenti più stravaganti. Una formula iniziata con l'approdo arty di Berlino, Parig…

[#09] Dischi di settembre (con il ➒)

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Ed eccoci al mese più bello dell'anno. Malinconico, colorato, profumato. Settembre è adatto per i dischi importanti, quelli che ti guidano per tutto il resto della fine dell'anno, per poi accompagnare l'inizio di quello nuovo. Dischi di confine, quindi, resi ancora più liminali dal loro essere del 1969, dunque aperti al salto verso l'ignoto, e quindi inclini a una carica o una malinconia ancora maggiore. Buon ascolto!
► 1969
Townes Van Zandt - Townes Van Zandt (Poppy)

Disco affascinante e delicato, quello del cantautore americano, qui al terzo lavoro. Sui solchi di quanto fatto da Bob Dylan, Jackson C. Frank, Eric Andersen e più in generale dalla nuova generazione di folkers americani, Van Zandt innesta un suo particolare approccio quieto e poetico impregnato di americana e country, riallacciandosi direttamente a gente come Hank Williams o Ernest Tubb, insomma a una tradizione profonda che sarebbe stata riadattata, tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta, da Byrds,

[#08] Dischi di agosto (con il ➒)

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Ciao ciao, estate! È sempre un piacere dire addio ai mesi estivi, soprattutto dopo agosto, mese affollato e assieme molle e frenetico. Aspettando le tenui consistenze di settembre, compilo la consueta lista degli album degli anni passati usciti durante questo mese così controverso. Buon ascolto!
► 1969
The Stooges - The Stooges (Elektra)
Incendiari e senza freni, gli Stooges di Iggy Pop sono uno dei tanti motivi che rendono tanto affascinanti gli anni Sessanta. Assieme ai cugini MC5 la band forgia un rock'n'roll debosciato e svincolato dai toni prevalenti dell'epoca. Se c'è psichedelia è una psichedelia nera, deviata (come quella di "We Will Fall" e di "Ann"); se c'è blues è un blues ritorto su se stesso, uno scheletro che pesca dal garage più underground. Tutto il resto è minimalismo, distorsione, espressività nuda e cruda, annoiata, depressa, stonata e caciarona.
Prodotto da John Cale (che di sonorità simili se ne intendeva), l'esordio del …

[#07] Dischi di luglio (con il ➒)

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Che caldo, luglio. Però immaginatevi di essere in uno qualsiasi degli anni seguenti e di ascoltare per la prima volta uno a caso dei dischi proposti. Ci si dimentica del caldo per un attimo, vero?
Buon ascolto!
► 1969
Fairport Convention - Unhalfbricking (Island)
Gemma del british folk rock, Unhalfbricking è un po' il Blonde on Blonde inglese. A rendere più sensato il paragone (oltre ai vari pezzi scritti da Dylan), il fatto che la produzione sia stata curata da Joe Boyd, transfugo americano innamorato perso della Gran Bretagna di quegli anni, e in particolare intrigato dalla scena folk di Londra (proprio nel '64 conosce Dave Swarbrick, futuro membro dei Fairport). I legami americani non finiscono qui: Sandy Denny, entrata nel gruppo nel 1968, era l'ex fiamma del folker Jackson C. Frank, di cui era solita interpretare i brani nelle sue prime esibizioni, mentre il nucleo fondante dei Fairport era patito di gente come Eric Andersen e in generale della scena blues e folk a s…