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#07 Dischi di luglio (con il ➒) ♋

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Che caldo, luglio. Però immaginatevi di essere in uno qualsiasi degli anni seguenti e di ascoltare per la prima volta uno a caso dei dischi proposti. Ci si dimentica del caldo per un attimo, vero?
Buon ascolto!
► 1969
Fairport Convention - Unhalfbricking (Island)
Gemma del british folk rock, Unhalfbricking è un po' il Blonde on Blonde inglese. A rendere più sensato il paragone (oltre ai vari pezzi scritti da Dylan), il fatto che la produzione sia stata curata da Joe Boyd, transfugo americano innamorato perso della Gran Bretagna di quegli anni, e in particolare intrigato dalla scena folk di Londra (proprio nel '64 conosce Dave Swarbrick, futuro membro dei Fairport). I legami americani non finiscono qui: Sandy Denny, entrata nel gruppo nel 1968, era l'ex fiamma del folker Jackson C. Frank, di cui era solita interpretare i brani nelle sue prime esibizioni, mentre il nucleo fondante dei Fairport era patito di gente come Eric Andersen e in generale della scena blues e folk a s…

Il metodo “Rust” – Come fallire al meglio un colloquio di lavoro

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Di Matthew Lovers
Quando meno te lo aspetti ti accorgi di essere diventato vecchio; abbastanza vecchio da dover sopportare la pesante eredità del saggio che si trova di fronte a quelle nuove generazioni assetate di risposte su temi che riguardano il lavoro e la faticosa strada per raggiungere quella chimera chiamata “realizzazione personale e professionale”. Io ve lo dico chiaramente, non mi sento ancora pronto a dispensare consigli tali da poter risolvere i problemi identitari e esistenziali degli altri. Quando mi ponete domande in questo ambito, in particolare su quello strettamente lavorativo (mi candido, invio il cv, vado al colloquio, mi licenzio ecc. ecc.), potreste andare incontro a risposte totalmente spiazzanti da parte del sottoscritto. Io in realtà sono convinto, come mi ha insegnato un mio caro amico espatriato in Francia, che ciò che assumiamo come imprescindibile per noi non lo è in egual misura per altri. Al vostro posto agirei in una certa maniera ma l’unica cosa certa…

[BEST OF] : (Black Is) The New Black - 2010-2019

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Perché parlare ancora di black music? La domanda avrebbe senso se non fosse che esistono ancora delle specifiche differenze qualitative nella musica fatta all'interno della galassia r&b, per non parlare della questione politica grossa come una casa legata al movimento Black Lives Matter, che ha canalizzato molte energie musicali, caratterizzando le tematiche e le ragioni di tanti artisti neri del decennio (da Kendrick Lamar a Beyoncé). Le novità, certo, ci sono: i confini tra musica nera e bianca tendono a squagliarsi (la britannica FKA Twigs reagiva con stizza all'etichettatura r&b), così come si dissolvono i divari stilistici tra mainstream e indie (si pensi a ANTI di Rihanna). L'ambizione generale è quella di superare i confini che spesso sanno di retriva "race music", e il risultato è un fermento artistico incredibile, oltre che una pervasività inedita.
La seguente classifica non è però una classifica strettamente di genere. L'r&b contemporane…

#06 Dischi di giugno (con il ➒) ♋

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Anche questa volta il gioco si è rivelato facile, visto che la scelta era tutta tra dischi ampiamente consumati e adorati. Pochi preamboli e andiamo subito al dunque. Buon ascolto!

► 1969
Captain Beefheart & His Magic Band - Trout Mask Replica (Straight)
È dal 2007 o giù di lì che non mi esprimo riguardo a Trout Mask Replica, capolavoro controverso dell'ancora più controverso Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart. Un disco talmente sovversivo da apparire a molti una truffa vera e propria, mentre per altri rappresenterebbe una sorta di icona, di modello di sperimentazione totale e incondizionato.
La premessa doverosa, almeno nel rispetto del mio modo di apprezzare un lavoro le cui qualità non sono propriamente auto-evidenti, è doppia: la prima è che la verità, come la qualità estetica, non è manifesta. Non basta un approccio privo di pregiudizi per "illuminare" la natura di un'opera. L'apprezzamento infatti è condizionato da valutazioni, interpretazioni, arg…

Monsieur Tella

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Nater si è fatto fregare, quel coglione, e non è la prima volta, quel furto simulato gli è costato tre anni di gabbia e per cosa?, per una bomba manomessa Cristo santo, non pensavo che sarebbe andata a finire così ma certo sapevo che non si stava parlando di una gita al mare, o meglio al faro, un faro militare per giunta, proprio per non farsi mancare nulla oltre a gioielli, ricatti, macchine taroccate, soldi, soldi, soldi, come se a Gheddafi poi importasse davvero di questa faccenda, mandare due come noi, due qualunque, a far saltare un faro di cui non sarebbe fregato un cazzo a nessuno se non fosse stato della Marina, perché qui tutti i fari sono della Marina e ci si becca otto anni solo per questo, e poi c’è da considerare il trasporto clandestino di esplosivo, quello sì è un bel reato, il più grosso casino in cui mi sono ficcato dopo le mille cazzate che ho combinato (eravamo una bella coppia io e Jean-Louis, due furfanti con due palle così, dei figli di puttana davvero, in carce…

Recensione ► Liberato - "Liberato" (2019)

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Immaginatevi la stessa campagna di comunicazione applicata al nuovo album di Ligabue, o di Calcutta. Sarebbe stata un flop. Il perché è presto detto: per sostenere l'hype e per non deludere chi da due anni aspetta l'album, serve un mare di sostanza. Non basta dire che qualcosa sarà figo. Quel qualcosa deve essere figo.

Ed ecco che, al netto di ogni discorso sulle strategie di marketing dell'anonimo Liberato, capace di mettere in piedi un immaginario complesso fatto di video curatissimi (la collaborazione con Francesco Lettieri), branding tattico (il legame con Converse) e stratagemmi narrativi e simbolici efficacissimi, quello che rimane è la musica.
Il 9 maggio 2019 infatti escono tutti in una volta cinque nuovi singoli (riuniti dagli episodi di "Capri rendez-vous", che arrivano non a caso a pochi mesi dal successo della serie "L'amica geniale") e, contemporaneamente, un primo album che comprende i nuovi brani e i sei precedenti lasciati intonsi (…

#05 Dischi di maggio (con il ➒) ♋

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Maggio è stato un mese freddo, freddissimo. Salvini ha vinto le europee, ma per qualcuno non ha vinto abbastanza, per altri invece non ha proprio vinto, anzi: il populismo è fermo di fronte all'avanzata verde (o alla tenuta delle vecchie guardie). Intanto tornano le minacce targate spread e si prospetta l'ennesima alleanza tra fondamentalisti del mercato. Tra negazione e libera interpretazione della realtà una sola certezza: i 5Stelle crollano. Insomma, capite il gelo.
Per fortuna che ci si può occupare anche d'altro. Quindi, come al solito, ecco i cinque dischi che hanno marchiato a fuoco i loro cinque rispettivi decenni. Questa volta si gioca facilissimo, visto che a quanto pare maggio è un mese da pesi massimi. Buon ascolto!
► 1969
Neil Young - Everybody Knows This Is Nowhere (Reprise)
Scaldati i motori con il debutto omonimo, è qui che troviamo il Neil Young ruspante capace di riscrivere la tradizione country da capo a piedi. Una riscrittura non radicale, formalmente pa…