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Valle d'Aosta: tra crisi politica e crisi economico-sociale

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Il labirinto politico valdostano Tutto inizia con la sfiducia al Presidente Augusto Rollandin nel marzo 2017: la coalizione unionista (di cui fa parte anche il PD) finisce in minoranza, portando Pierluigi Marquis a guidare una nuova maggioranza formata da Stella Alpina, Union Valdôtaine Progressiste, Alpe e Pour Notre Vallée (fronda scissionista guidata dagli ex-unionisti Antonio Fosson e Claudio Restano). La maggioranza di 18 consiglieri su 35 è strettissima e instabile, riflettendo la situazione del maggio 2013, per un canovaccio che diventerà leitmotiv della politica valdostana nei mesi a venire. Nel giro di poco tempo si ha infatti l'ennesimo ribaltone, con l'UVP che rientra nei ranghi ed esprime Laurent Viérin come Presidente di una Giunta sostenuta da UV, PD e EPAV (forza nata dalla spaccatura di Stella Alpina dopo la sfiducia a Rollandin). Le ritrovate intese durano poco, perché le elezioni Regionali del giugno 2018 portano la Lega di Nicoletta Spelgatti a sbaragliare i…

#01 Dischi di gennaio (con il ➒) ♋

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Ma sì, perché non continuare anche in questo 2019 il giochino dei dischi decennali? L'ultimo anno, quello con il nove, è sempre catartico: annuncia la fine, induce a raccogliere l'esperienza precedente e a farne sintesi, ma anche a riflettere sul nuovo che avanza e a generare innovazioni, superamenti, nuovi tracciati. Così i dischi del '69-'79-'89-'99-'09 sono tendenzialmente summe o prefigurazioni: lavori riflessivi, riassuntivi o anticipatori, oppure veri salti nel vuoto. Come al solito scelgo quelli che più sono stati capaci di appassionarmi, cercando di abbinare un breve commento. Buon ascolto!
► 1969
Creedence Clearwater Revival - Bayou Country (Fantasy)
La sola "Born in the Bayou" basterebbe a rendere il disco il grande lavoro che è: quella chitarra in overdrive immersa in un lento tremolo è capace di fornire una precisa immagine dei territori paludosi della Louisiana (le Wetlands, o bayou, per l'appunto) a prescindere dal fatto che l'a…

Itpop: appunti per una contestualizzazione del nuovo indie italiano.

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L’itpop è stato uno dei fenomeni, assieme alla trap, che hanno marchiato a fuoco la scena musicale italiana degli ultimi anni. Gli itpoppers prendono le mosse da una manciata di artisti impegnati a rileggere la tradizione pop nazionale adattandola a un aggiornato gusto indie (Le Luci della Centrale Elettrica, Brunori Sas, Colapesce, Dimartino, Dente), abbandonando quindi gli elementi alternativi più “oppositivi”, controculturali e rock (Teatro degli Orrori, Verdena, ma anche la “grandeur” colta e british dei Baustelle), e innestando elementi di cantautorato classico in un sound disinvolto e contemporaneo, capace di unire poetica del quotidiano a sonorità elettroniche e alla moda, per una versione indie pop di Cesare Cremonini in grado di fornire un’alternativa credibile al volgare circo nazionalpopolare dei talent show. In opposizione alla performance musicale intesa come pura prestazione vocale e costruzione artificiosa del personaggio, le band che conoscono un grande sviluppo a par…

I miei 5 saggi. Letture del 2018.

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Il 2018 è stato, tra le altre cose, un ottimo anno di letture. Eccone alcune particolarmente consigliate.
Ellen Meiskins Wood: The Origin of Capitalism - A Longer View (Verso, 2002) Un libro utilissimo e interessante per moltissimi motivi. Il primo è che il tentativo di uscire dal mito del capitalismo come "tendenza naturale" del corso storico, e quindi dell'idea che il sistema capitalista sia emerso non appena venuti meno i vincoli al suo dispiegarsi, è condotto con rigorosa meticolosità. Ricollocare nella storia un fenomeno sociale specifico e contestualizzato, non confondendo quindi l'esistenza e lo sviluppo del mercato con il peculiare assetto di relazioni sociali di produzione capitaliste, è dunque il principale obiettivo dell'opera. Da questa premessa seguono diverse conseguenze: la centralità della campagna rispetto alla città nel dare origine ai nuovi processi di estrazione esclusivamente "economica" del surplus, la non necessaria corrispondenza…

[BEST OF] : Il mio 2018 in 20 album

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Mentre in Italia è scoppiato il caso "trap" (che ha completamente oscurato la modesta e rassicurante scena indie italiana), a livello internazionale la musica continua ad andare avanti. Tra i nomi in vetta troviamo Mitski, Cardi B, Snail Mail, Kacey Musgraves, Janelle Monae, Idles, Arctic Monkeys, Robyn, Sophie, Rosalía, Christine and the Queens e Low, per una rappresentazione del mondo pop più variegata rispetto agli anni passati, dove la scena black regnava incontrastata. Si riscopre l'indie (britannico o americano), ma anche il noise (penso agli Idles, o ai Daughters, presenti in non poche charts), e ci si apre alla musica europea (tra Svezia, Francia e Spagna).
Per quel che mi riguarda, con un centinaio abbondante di ascolti alle spalle, mi sono limitato a seguire il flusso e a far sedimentare le proposte che più mi sono rimaste impresse. Questo è il risultato.

#12 Dischi di dicembre (con l'➑) ∞

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Cinque dischi al mese passati in rassegna per un anno. Un esercizio divertente, soprattutto, ma anche utilissimo per scoprire o riscoprire moltissimi lavori, alcuni rivalutati considerando nuove letture e altri punti di vista, altri  riconfermati e approfonditi dopo anni di scarsa frequentazione. La conclusione è che ci vorrebbe una vita per i primi ascolti, e altrettante per i secondi, terzi, quarti. In mancanza di tale possibilità, si fa quel che si può.
Ecco qui l'elenco delle puntate precedenti: ► GennaioFebbraio  ► MarzoAprile  ► MaggioGiugnoLuglioAgostoSettembreOttobre  ► Novembre
► 1968
The Pretty Things - S.F. Sorrow (Columbia)

Tra i nomi legati alla scena rhythm and blues londinese i Pretty Things non possono mancare. Eppure la band di Phil May, come testimonia Joe Boyd nel suo "White Bicycles", spiccava più per la sua squisita vena eccentrica che per le abilità interpretative della musica nera americana. Per questo il passaggio dai club blues all'…

#11 Dischi di novembre (con l'➑) ∞

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Pochi preamboli. Anche questa volta le annate passate in rassegna serbano grandi lavori, ognuno rappresentativo di approcci unici, innovativi, capaci di imprimere una grandissima personalità grazie ad album indimenticabili. Buon ascolto e buona fine di novembre!

► 1968
Pearls Before Swine - Balaklava (ESP)
Il fatto che un disco del genere esista è confortante. Un lavoro immerso in una patina eternamente démodé, quello di Tom Rapp, lontano da tutto quanto potesse risultare figo a fine anni Sessanta (e soprattutto nel '68, anno duro per eccellenza). E poi la sua pronuncia difettosa per colpa della zeppola, le atmosfere tenui e surrealiste nonostante il forte afflato antiguerresco, le scenografie di carta velina nonostante la forte carica politica (un po' come un Ivan della Mea meno bolscevico e più hippy, o meglio, come un Phil Ochs più psych-barocco e meno Greenwich Village).