#5 Dischi di maggio (con l'➑) ∞

FKA twigs - LP1 (Young Turks, 2014)

Creare un piccolo universo sonoro nello spazio di due EP ed un album. EP, EP2, LP1: un percorso progressivo, un'evoluzione spiazzante.

Diciotto pezzi. FKA twigs, aka la giovane (classe 1988) Tahliah Barnett, fa con l'r&b quello che -per fare un esempio- James Blake ha fatto con ciò che restava del dubstep: superare il definibile (le etichette “post” e “future”, per intenderci), plasmando nuovi stilemi, deformando il linguaggio per arrivare a grammatiche inedite, mischiando stimoli esterni ed applicando all'insieme una propria distintiva visione.

E si parla proprio di visione nel caso di FKA twigs. Tahliah Barnett produce, scrive, suona, canta. Quello che si dice il controllo. Non solo: mastica con naturalezza e tensione iconoclasta una tale vastità di linguaggi (facendo sfumare i confini tra art pop, trip-hop, garage, r&b, elettronica) da far impallidire certi veterani. Certo, sarebbe disonesto dimenticare la schiera di personale messo al servizio di LP1 (Arca, Paul Epworth, Clams Casino, Devonté Hynes, Sampha, Emile Haynie), ma l'album rimane il fulgido manifesto di una fantasista fuori dagli schemi, padrona assoluta di un'espressività inedita. 

Se “Preface” ci introduce in quello che sembra un rito misterico, “Lights Out” rappresenta la vera e propria iniziazione. La voce soave della Barnett, impegnata in una metrica consacrata alla propulsione ritmica, è linea retta in un accadere apparentemente scomposto di suoni. Lo spazio si riempie di vibrazioni che vanno a comporre una tessitura fitta e ricca, dominata dai rintocchi decisi del contrabbasso e dagli interventi liquidi di chitarra, mentre la grana dello sfondo è quella dei glitchismi ritmici, delle isolate spruzzate di synth e del corredo di samples che baluginano come fosfeni sulla retina. Con “Two Weeks”, brano monolitico e dalla struttura ben più compatta, siamo già fedelissimi adepti. L'innesco è quello di una (?) linea sintetica modulata sulla cui consistenza si giocano degli sviluppi propri più al mondo di certi These New Puritans che a quello prettamente “black”, in un ricco affastellarsi di sovra-incisioni vocali e corazza ritmica ossessiva, per un crescendo incessante, sontuoso, solenne.


Grande amante degli ultrabassi, FKA twigs si avventura progressivamente in territori che devono moltissimo tanto al trip-hop quanto ad una personale assimilazione di bass culture passata e presente. Si prendano, ad esempio, la fantasmagorica “Hours”, capace di oscillare tra consistenza ectoplasmatica e fitti addensamenti di materia, in un fluttuare magnetico costante ed ipnotico, o la conclusiva “Kicks”, gioiellino “sotto-vuoto” dove la sintassi è continuamente rotta da un senso dello spazio dominato dalle vibrazioni dub e dalla diffusa effettistica glitch.

Al di là delle ingegnose architetture sonore e da una produzione al limite del maniacale (suoni pitchati, effettati, riverberati, compressi...), ciò che rimane da celebrare è un senso della melodia che si afferma dosando con sapienza le fragranze, come nella splendida “Pendulum”, manifesto post-Blake di grande equilibrio ed eleganza (i rintocchi di piano, lo stiracchiamento della drum machine, le armonizzazioni vocali, l'episodico sfumare ed interagire delle parti di tastiera, il groove di chitarre e piano nel refrain). Sensibilità melodica e caparbietà produttiva convivono ovunque in una stretta inestricabile. Lo conferma, come se non bastasse, una strepitosa “Numbers” che si sviluppa su caparbi moduli “math” che -in un gioco di vetri rotti- si frantumano e impazzano, implodono e si legano secondo improbabili equazioni, o la soffice e psichedelica litania synth-pop di “Closer”, oppure, andando a ritroso, l'incantevole “Video Girl”, che non concede un attimo di tregua lavorando di continuo su patterns ritmici, consistenza dei suoni, persistenza dei tappeti di bassi.


 La Barnett ci regala un cerimoniale cosmico di rara complessità e rifinitezza, i cui brani sono esempi maturi -ma nello stesso tempo inaugurali di un percorso tutto da esplorare - di una mutazione che porta alle estreme conseguenze le ibridazioni del recente e movimentato vivaio “alternative r&b” (Fatima, The Internet, THEESatisfaction, Jesse Boykins III, SZA), rendendo quanto prodotto finora superato. Il risultato è che LP1 è già un classico. Vedremo chi sarà in grado di raccogliere la sfida.

Recensione tratta da:  http://www.storiadellamusica.it/hiphop-rnb-black/alternative_r_b/fka_twigs-lp1%28young_turks-2014%29.html

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