#5 Dischi di maggio (con l'➑) ∞

Boogarins - Manual (Other Music, 2015)



Nel 1933 viene fondata la citta di Goiânia, nel 1968 viene pubblicato il manifesto tropicalista “Tropicália ou panis et circencis”, nel 2012 Fernando Almeida e Benke Ferraz formano i Boogarins, che riassumono quanto è stato lasciato fuori dall’ampio arco temporale sommariamente tracciato. Cresciuti in una città di oltre un milione di abitanti nel bel mezzo del Brasile, a poche centinaia di chilometri dalla capitale Brasilia, Almeida e Ferraz pubblicano nel 2013, con la newyorkese Other Music, il loro primo “As plantas que curam”, che mostra una dedizione estrema nel ridar vita a sonorità sixties in bilico tra suoni di casa (Os Mutantes, il primo Caetano Veloso, oscurità del calibro di Loyce e Os Gnomes) e psichedelia anglo-americana d’antan. 

Con “Manual” (sottotitolato: “ou guia livre de dissolução dos sonhos”) i due -passati attraverso i migliori festival mondiali e diventati nel frattempo una band di quattro elementi- rinsaldano le buone basi dell’esordio (una sorta di “Nuggets” brasileiro) lavorando su trame più rifinite e su un sound più curato. 

Registrato in Spagna in un vero e proprio studio di registrazione, “Manual” risente dell’influsso dei grandi nomi del momento (i Tame Impala, ad esempio, o i Foxygen) ma serba una sua frizzante personalità: “Avalanche” conserva un tocco vagamente tropicale pur se immersa in risonanze e riverberi spaziali e in una circolarità anestetizzante, “Tempo” è un lento strutturarsi di accordi tutto giocato sull’alternarsi di vuoti, frasi sinuose e riff incendiari, “6000 Dias” è un brioso impasto di pop psichedelico che fiorisce su un chitarrismo colorato e frizzante, destinato a vaporizzarsi in una nebulosa cosmica.


Una sensibilità compositiva raffinata, capace di una notevole resa pop il cui segreto sta nell’equilibrio tra melodie sgargianti (si prenda l’incantevole “Mario de Andrade – Salvagem”), fantasismi psichedelici (“Cuerdo”) e armonie eleganti, di stampo jazz, per nulla sovraccariche o raffazzonate (si prenda, ad esempio, l’aggraziato caleidoscopio di “Falsa Folha de Rosto”, divertente gioco stereofonico di trasparenze e addensamenti).
In “Manual” c’è tutto il materiale per crescere ulteriormente, anche se la proposta dei Boogarins è già in grado di stare in piedi da sola.



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